Archive for agosto 2012

Se una rondine non fa primavera, figurarsi se una tenda può fare due campeggiatori o una moto un motociclista.

agosto 31, 2012

Ci sono cose che tendo ad evitare per principio, perché mi conosco. Una di queste è la vacanza con gli amici. Perché l’amicizia è più importante di tutto, dell’amore e della famiglia, è l’unica cosa che per grazia di Dio viene scelta, non te la impone nessuno. I genitori e i figli ti toccano in sorte, secondo il Dna, gli amori sono condizionati dall’ormone e a volte, come i bambini piccoli, sono capricciosi e faticano a crescere.

Così, poiché voglio bene ai miei amici, ho scelto di non farci le vacanze, per tenermeli stretti stretti pure dopo.

Perché fare le vacanze con me non è facile, sembra sempre che dobbiamo fare la Maratona di New York, il Triathlon o chissà che altro fatto impegnativo.

Un’altra delle cose che non avevo mai fatto, era un viaggio in moto. Perché io sono una grandissima paurosa di moto. Mio padre mi faceva fare centocinquanta chilometri in un’oretta, curve recchiatterra. Per anni non sono mai più salita su una moto.

Infine, mai fatta una vacanza in campeggio: il caldo, gli insetti, il monta e smonta. Insomma, nella mia vita ho dormito in topaie allucinanti, ho condiviso bagni e tavolate, ma a condizione che ci fossero sempre quattro pareti intorno. E non perché sia schizzinosa, tutt’altro. In realtà non lo so manco io, perché. Credo che abbia a che fare con l’accettazione della propria selvaticità o chissà che altro.

Comunque, per non tirarla per le lunghe, arrivata a quarantacinque anni, in un colpo solo, ho fatto le tre cose insieme: un viaggio tenda, moto e coppia di amici. Che proprio amici amici non sono, ecco. Nemmeno nemici. Diciamo due tizi che se poi non andavamo d’accordo, pazienza.

E invece.

La struttura del viaggio si configura intorno a due coppie di cristiani: Cianfloni vs. Demmi. Noi siamo i Demmi, loro i Cianfloni.

Un po’ come in un romanzo di Cortàzar, tutto sembra ricordare le differenze tra Cronopios e Famas, solo che nel nostro caso non si capiva bene chi fossero i Cronopi e chi i Fama. Intuitivamente, anche se l’anima pseudo-bohèmienne del Secretario si ribellerà, posso dire che noi eravamo i Fama. Ora che ci penso meglio, però, potrei anche concludere che ciascuna coppia era formata da un Fama e da un Cronopio. Vabbè, mo’ però non la pigliamo troppo sul serio, ‘sta cosa.

Basti sapere che: i Cianfloni sono animali mansueti, non sporcano, sono tutti ecosostenibili. Amano le grandi pozze d’acqua nelle quali sostano per ore. Posseggono tavolini, caffettiere, padelle, piattini per gli ospiti, borse termiche, caricabatterie solari, materassini millimetrici, bacinelle pieghevoli, micro detersivi, micro oli d’oliva, ciabattine infradito. La Cianflona femmina ha scarsa autonomia energetica e dopo tre chilometri diventa tachicardica. Dopo sei o sette, scopre che ce la può fare e acquista fiducia. Ma mai per due giorni di fila.  I Cianfloni hanno una smisurata attrazione per tutti i coltelli, che non usano come armi, bensì come oggetti decorativi. Essi bevono poco e mangiano il giusto. Ma soprattutto, i Cianfloni hanno tempi biblici di reazione e di attivazione delle risorse energetiche. In pratica: sono lenti.

Per contro i Demmi sono animali esagitati, appena un poco ecosostenibili. Non posseggono nulla, se non un materassone gonfiabile che al secondo giorno si buca, un filo da bucato e dieci mollette, non hanno mai montato tende ma in compenso indossano pesanti scarponi da trekking e un guardaroba quattro stagioni stipato nei borsoni Givi. La Demma femmina odia appozzarsi e dopo trenta minuti di spiaggia al massimo, diventa profondamente irrequieta e per placarsi ha bisogno almeno di una decina di chilometri, preferibilmente in salita o di un tot di ore di canoa in competizione col traghetto che rischia di ammazzarla tranciandola in due. Il Demma maschio ostinatamente la segue, talvolta nuota per ore. Quando è stanco e affamato sbadiglia e sbuffa. Ma soprattutto i Demma sono iperreattivi: in cinque minuti si sono lavati, vestiti, colazionati e sono pronti per la missione che li attende. In pratica: sono schizzati.

Torniamo al campeggio.

Madò, e che mi ero persa, in tanti anni. Un fatto bellissimo. Questo dormire nella natura con le onde che fanno sciàààfff, le foglie che fanno frùùùùsc, le mucche che fanno mùùùùù, i cochon sauvages che fanno sgrùùùnt. Il Secretario, invece, che in condizioni normali fa ròòòònf, sul materassino nuovo non faceva niente. Stava buono buono e respirava piano. Sicché da settembre introdurrò l’utilizzo del materasso gonfiabile anche a casa, tanto ci abbiamo la pompa a pile che in tre minuti fa il fatto suo.

Mai, mi ero svegliata la mattina tuffandomi direttamente in mare. Mai, avevo aperto e chiuso tante zanzariere. Ma soprattutto, mai avevo viaggiato su strade strettissime con questa cosa arrotolata dietro i reni. Fortunatamente il Secretario, a differenza della buonanima, è un finto motociclista.

Anche i motociclisti sono di due categorie: i finti motociclisti, i Cronopimotociclisti, che usano la moto come mezzo di trasporto, si mettono i bermuda e la magliettina, si godono il paesaggio e scattano milioni di foto, e i veri motociclisti, i Famamotociclisti, che hanno sempre fretta di arrivare e con più di quaranta gradi vanno vestiti come coglioni intergalattici, tutti bardati e imbottiti fino ai denti, che tanto poi devi comunque andare a trent’all’ora ed è tutto inutile, a meno che non sia un trucchetto per dimagrire o avviare una produzione in proprio di gorgonzola.

Abbiamo visto dei campeggi bellissimi: il signor Bartho, anziano corso di montagna, era uomo serissimo. A una turista che gli ha tagliato il passo e gli ha detto: Pardon, ha risposto in francese: Abbiamo smesso di perdonare, qua si uccide.

Al campeggio dei Flinstones, tutto enormi massi, avevamo la discesa privata al fiume. Al Golfo di Sogno SognIo abbiamo cucinato sulla spiaggia, a U sole marinu non abbiamo fatto niente di che, ma era stupendo, sotto la falesia. Solo il signore del campeggio detto La Pomposa, che si dava di fatto un sacco di arie, ci ha lasciato un poco interdetti. Nemmeno un caffettino la mattina, e per di più ci ha piazzato accanto un camper enorme che sembrava un circo equestre: un signore nano, un signore coi capelli lunghi, una signora coi capelli di tutti i colori, una bambina, un cagnone e un pappagallo. Però rompeva più i coglioni il bimbetto milanese del camper di fronte che strepitava con la sorellina. Solo da un campeggio siamo fuggiti: ci sostavano tutte le zanzare corse, tutte nella nostra tenda, ma non diremo mai il nome, per non rovinarvi la sorpresa.

Insomma, a me quest’abbinata moto e tenda mi ha esaltato. Non vedo l’ora di ripartire, di imparare a fare il bagaglio giusto, senza scarpe coi tacchi, ma con due forchettine, la mia bacinellina tascabile e una torcia funzionante.

Se non fosse stato per i Cianfloni, a quest’ora saremmo ancora a controllare le lenzuola dei bed and breakfast e a svegliarci la mattina puliti puliti, col Secretario che russa e io che jastemmo tutta la marina.

Annunci

La Corse, c’est les autres.

agosto 30, 2012

Mi è toccato ripiegare su Sartre, per descrivere questa Corsica che si muove su almeno tre assi, tanti quante sono le stanze dell’inferno di Huis clos.

Tre assi geografici e simbolici a un tempo, come spiegano quelli che la studiano: orizzontalità, verticalità e spirale ascendente.

L’orizzontalità fa sì che la Corsica abbia un orizzonte variabile, producendosi anche all’estero. Dà il senso della diaspora, della presenza/assenza sul territorio. La verticalità consente di alzare e abbassare lo sguardo. All’incontro degli assi orizzontale e verticale, come scrive Lenclud, vivono villaggi e città, piane e montagne, l’ospite e il nemico, presente e passato. L’orizzontalità e la verticalità in movimento creano la spirale, che assume le forme simboliche delle processioni del Venerdì santo, delle strutture labirintiche delle strade, delle voci polifoniche e delle note armoniche ascendenti. Su tutto domina la Madre, come nell’intero Mediterraneo: orchessa castrante o fecondante, rivitalizzante e al tempo stesso virilizzante. Il Padre, invece, si chiama Pasquale Paoli.

Ma anche tre assi storico culturali, che non riescono ad essere realmente unificati: l’Italia, la Francia e l’Altro

Perché i corsi sono decisamente altro. Un recente studio di antropologia fisica si è occupato di sangue e marcatori genetici in Sicilia, Sardegna e Corsica, mettendo a confronto le popolazioni. Mentre la Sicilia è del tutto contaminata e non ha differenze genetiche rilevanti rispetto al continente, la Sardegna si presenta come un isolato genetico e la Corsica presenta ancora una terza configurazione: quella dell’unicità delle frequenze geniche. Vale a dire che in Sardegna sono diversi dal continente, ma si assomigliano tutti tra loro, mentre in Corsica sono sia distanti dalla genetica continentale, sia non omogenei nella loro composizione.

Sotto il profilo culturale, amministrativo e politico,  questo probabilmente determina l’esistenza di trenta micro regioni distinte e spiega il dilemma dell’antropologo culturale, che non riesce a darsi conto di chi o costa sta studiando e quali parametri debba adottare. La Corsica è paradossalmente la somma di individui unici tenuti insieme dai lacciuoli dell’invisibile.

Tutto questo è molto azzardato, da parte mia, ma tanto questo è un blog e non ha alcuna pretesa scientifica, sicché mi muovo sul filo di cose lette e le intreccio con quelle viste.

Pare che i Corsi siano trecentomila sull’isola e un milione all’estero. Due dei presidenti del Venezuela erano di origine corsa e paradossalmente lo era anche uno dei loro sfidanti, non so se di Leoni o Lusinchi. Un poco come il modello delle Little Italy o delle Chinatown, esisteranno all’estero delle enclave, A piccula Gorsiga, nelle quali si fa il destino del Paese. La Corsica è dunque dentro e fuori di sé, introflessa e ramificata al tempo stesso, distante dalla politica nazionale e al tempo stesso profondamente coinvolta.

E’ appena uscito anche in Italia un libro di Carlo Ruta su Nicolas Giudici,  studioso e giornalista. Giudici  è un po’ il Siani della Corsica, ucciso nel 2001 pare da un teppista corso, Didier Sialelli, morto anche lui poco dopo in circostanze misteriose e sul cui caso la Francia tace, insabbiandolo inspiegabilmente. Giudici si occupava di affari di corruzione tra l’isola e i poteri centrali, di feste piene di femmine nude e politici in Costa Azzurra, di clientelismo, clan e vendette. Più raffinate di quelle all’arma bianca, raccontate da Mérimée, e molto più estese.

In Corsica l’ecomafia, se di ecomafia si può parlare,  non opera secondo quelli che sono i criteri che conosciamo, ma secondo logiche diverse: non si arricchisce sullo sfruttamento indiscriminato del suolo, ma trae potere dalla gestione del territorio e dell’ambiente, opponendosi al capitalismo che soffia da lontano. I politici eletti dall’isola, quasi esclusivamente candidati locali, giocano questo continuo braccio di ferro col centro, appellandosi per lo più a frange nazionaliste, con slogan proibizionisti, razzisti. Il risultato è la creazione di micro entità complesse e ribelli a qualunque tentativo univoco di classificazione nonché la strutturazione di un clientelismo instabile, che non si gioca tanto sul territorio insulare, quanto su suolo francese e internazionale.

Solenzara ospita la base Nato e i cacciabombardieri: li abbiamo visti sfrecciare in cielo, sentendone l’eco quando da molti minuti erano già scomparsi alla nostra vista.

La fabbrica di vedove, un tempo Société Anonyme Amiante de Corse, poi Eternit, ha chiuso i battenti sul finire degli anni ’60, ma i suoi dipendenti hanno saputo solo vent’anni dopo del danno subito. Ci hanno lavorato tutti, in quella fabbrica: dai prigionieri di guerra, anche italiani, fino ai marocchini delle colonie.

La Corsica è un gioco di contrasti tra necessità di sopravvivenza economica e necessità di scriversi da sola le sue regole.

Ci siamo passati accanto, in un giorno in cui  il vento trasportava di tutto, dal sale alle fibre. Perché la fabbrica è sì chiusa, ma qualunque cantiere, anche la più piccola manutenzione stradale innesca un processo di distacco del materiale. Ho comprato anche un ciondolo di serpentinite, mi hanno assicurato che non solo non faceva male, ma che è la pietra del coraggio e della fertilità. La regalerò a mia figlia, per buona sorte. L’asbesto è perpetuo e inestinguibile.

Les Corses?, il faut les respecter!

agosto 29, 2012

Proprio così, ci avevano detto madame e monsieur Grillot, durante una cena a Parigi, lo scorso mese di luglio. I corsi, bisogna rispettarli. Ma in che senso, madame?, che io già mi immaginavo come potesse essere all’inverso, una situazione di mancanza di rispetto, e non riuscivo a figurarmela. Forse che uno arriva in un paese straniero, a casa d’altri, e li insulta, sputa per terra, fa pipì sul divano? E madame Grillot aggiungeva: sono così, corsi, lenti, vanno ai loro ritmi, ci vuole pazienza. Ma se uno li rispetta, ecco che ti aprono il cuore. E mi pareva una discussione fuori di senso, perché in fondo è così per tutti, che siano ottentotti, napoletani o il vicino di casa. Ma vabbè, la questione è che sulla Corsica e i corsi girano diverse mitologie, una serie di luoghi comuni che ritrovi nei forum, nei racconti di chi ci è stato e anche di quello che non ci è stato ma l’ha sentito dire dall’amico. Così io e il Secretario ci siamo messi a caccia delle mitologie. Talvolta le abbiamo sfatate, talaltra riconfermate. Di seguito un elenco di tutte le cose che si dicono intorno alla Corsica e ai corsi.

1) i Corsi sono lenti e flemmatici. E’ vero e non è vero. E’ vero quando ti fanno fare file chilometriche al supermercato, alla reception, alla cassa, ai ristoranti. Non è vero quando sulla discesa dalla Restonica, pendenza da paura, ti parte il freno della moto e corri a Corte alle sette di sera, per farti riparare il necessario e trovi un meccanico gentilissimo, che prima che apri bocca ti dice che lui lo sa che tu sei turista e devi ripartire e ti cambia l’olio e le pastiglie in un tempo brevissimo, facendoti pagare meno che se fossi in Italia.

2) La Corsica è una montagna in mezzo al mare. È vero, la Corsica è una montagna carnalmente bagnata dal mare. Come scriveva Saint Exupéry, il sole e il mare fecero così tanto all’amore che alla fine figliarono la Corsica. A Gorsiga, come la chiamano loro. Che abbiamo fatto il bagno in certi laghetti a duemila metri che manco sulle Alpi. E scalato certe montagnone e poi, pluff, proprio lì sotto c’erano gli scogli più belli del mondo. Perché la Corsica è un paese meraviglioso. E mi secca da morire utilizzare aggettivi come meraviglioso e fantastico, io che odio gli aggettivi e amo la permanenza degli avverbi, che alla fine trovo che quelli francesi rendano meglio: époustouflante, éblouissante, qui te laisse ébahi. Tutte parole con la é. Che strano. Almeno non sono i soliti aggettivi scontati.

3) La cucina corsa è una cucina varia. Non è vero. Ci sono cinque salumi cinque e altrettanti formaggi, che hanno tutti lo stesso sapore. Poi c’è il cinghiale, in civet. Il cinghiale è dovunque: per la strada, mentre fai una curva di montagna, al ristorante e persino sul baretto della spiaggia, ben camuffato tra uno spiedino di gamberi e un’orata alla brace. Il cinghiale è onnipresente, almeno quanto la castagna. La castagna è: sugli alberi, sul cinghiale, nella birra, nei dolci, nel pane. La castagna e il cinghiale sono il totem della Corsica, il simbolo di unità nazionale, l’identità più pura del corso. Se non ti mangi un poco di castagna e cinghiale al giorno vuol dire che non li ami, che non li rispetti. Ah, quella madame Grillot, quante ne sapeva. Noi li abbiamo rispettati moltissimo, ecco.

4) La Corsica è cara. Non è vero. E’ carissima. Così cara che arrivati alla nostra bella età, per la prima volta ci è toccato fare l’esperienza del campeggio, per sopravvivere. Ma di questo parleremo poi, in un apposito capitolo.

5) La lingua corsa è un dialetto italiano. E qua un po’ diremmo che è vero, se non fosse che fintanto che parlano corso o francese, li capisci. Il problema è quando si intestardiscono a volerti parlare in italiano, che non si capisce più niente, perché applicano all’italiano le stesse regole fonetiche corse, con il risultato che viene fuori una lingua anomala, una caricatura dell’italiano, una cosa che suona come “zì, badrone”. La sera diventa zééééra, sopra diventa zòòòòbra, bollente diventa boddende e bisogna sorridere e rispettarli. Scopro poi che esiste un corso cismontano e uno oltramontano, come se non bastassero le complicazioni. Trecentomila cristiani che parlano due dialetti diversi. Trovandosi al mare e perdendo i granchi da un sacchetto, il cismontano dice: i granchi giravanu per tutte e camere è c’hè vulsuta più di mezz’ora à ricoglilli tutti. L’oltramontano che si imbatta nella stessa sventura, invece dirà: i granci ghjiràiani pa’ tutti i càmmari e c’hè vuluta più di mez’ora pa’ ricapizzulàlli tutti. Il che comunque non fa grosse differenze, visto che alla fine mangeranno comunque cinghiale e figatellu.

6) La Corsica ha degli strapiombi terribili, che bisogna percorrerla in senso orario. Nessuno ti dice però che in senso orario incontri pareti di roccia, o che manca l’asfalto fino alla linea di mezzeria, per cui è vero che la percorri in senso orario, ma contro mano, con un libeccio a cento all’ora e suonando il clacson come un tamarro a ogni curva, ovverossia sempre.

7) I Corsi odiano i motociclisti e gli vandalizzano le moto. Falso. I motociclisti sono i più amati, hanno parcheggi gratuiti sempre e ovunque, possono lasciare i caschi sul sellino e i bagagli dovunque; se un motociclista cade da fermo tutti i corsi vengono e gli tirano su la moto, se parcheggia in un posto sbagliato la poliziotta dice: è vabbè, per questa volta passi. La verità è che i corsi odiano solo i camperisti, che gli ingombrano tutta la carreggiata, si parcheggiano dovunque, non spendono un euro di campeggio, ristoranti o alberghi.

8) I Corsi odiano gli italiani. In realtà i Corsi odiano gli scostumati, a qualunque nazione appartengano. E pure noi.

9) Il mare della Corsica è gelato. No, per dire, io che in Italia non mi faccio il bagno nemmeno a Ferragosto, tanto sento freddo, mi sono appozzata tutto il tempo, ho fatto il bagno alle otto di mattina, appena sveglia e in due settimane ho fatto i bagni di un’intera vita, salvando la pace dei Caraibi.

Ciò detto, la Corsica è un paese a pop up. Tu arrivi in un posto e da lì si dipartono infinite possibilità. È un paese di bellezza segreta e nascosta. Ogni tanto sento qualcuno definire i paesi in modo sessuato: la tale città è maschio, l’altra è femmina, la tale nazione è virile, l’altra è femminile. La Corsica è androgina, è yin e yang, maschio e femmina. È un territorio che si concede con difficoltà e chiede di essere svelato e penetrato. I milanesi sono tutti tra Bonifacio e Porto Vecchio, perduti negli infiniti happy hour sulla spiaggia e nelle viuzze piene di negozietti di souvenir. La montagna li sovrasta e sorride, imperturbabile.