Les Corses?, il faut les respecter!

Proprio così, ci avevano detto madame e monsieur Grillot, durante una cena a Parigi, lo scorso mese di luglio. I corsi, bisogna rispettarli. Ma in che senso, madame?, che io già mi immaginavo come potesse essere all’inverso, una situazione di mancanza di rispetto, e non riuscivo a figurarmela. Forse che uno arriva in un paese straniero, a casa d’altri, e li insulta, sputa per terra, fa pipì sul divano? E madame Grillot aggiungeva: sono così, corsi, lenti, vanno ai loro ritmi, ci vuole pazienza. Ma se uno li rispetta, ecco che ti aprono il cuore. E mi pareva una discussione fuori di senso, perché in fondo è così per tutti, che siano ottentotti, napoletani o il vicino di casa. Ma vabbè, la questione è che sulla Corsica e i corsi girano diverse mitologie, una serie di luoghi comuni che ritrovi nei forum, nei racconti di chi ci è stato e anche di quello che non ci è stato ma l’ha sentito dire dall’amico. Così io e il Secretario ci siamo messi a caccia delle mitologie. Talvolta le abbiamo sfatate, talaltra riconfermate. Di seguito un elenco di tutte le cose che si dicono intorno alla Corsica e ai corsi.

1) i Corsi sono lenti e flemmatici. E’ vero e non è vero. E’ vero quando ti fanno fare file chilometriche al supermercato, alla reception, alla cassa, ai ristoranti. Non è vero quando sulla discesa dalla Restonica, pendenza da paura, ti parte il freno della moto e corri a Corte alle sette di sera, per farti riparare il necessario e trovi un meccanico gentilissimo, che prima che apri bocca ti dice che lui lo sa che tu sei turista e devi ripartire e ti cambia l’olio e le pastiglie in un tempo brevissimo, facendoti pagare meno che se fossi in Italia.

2) La Corsica è una montagna in mezzo al mare. È vero, la Corsica è una montagna carnalmente bagnata dal mare. Come scriveva Saint Exupéry, il sole e il mare fecero così tanto all’amore che alla fine figliarono la Corsica. A Gorsiga, come la chiamano loro. Che abbiamo fatto il bagno in certi laghetti a duemila metri che manco sulle Alpi. E scalato certe montagnone e poi, pluff, proprio lì sotto c’erano gli scogli più belli del mondo. Perché la Corsica è un paese meraviglioso. E mi secca da morire utilizzare aggettivi come meraviglioso e fantastico, io che odio gli aggettivi e amo la permanenza degli avverbi, che alla fine trovo che quelli francesi rendano meglio: époustouflante, éblouissante, qui te laisse ébahi. Tutte parole con la é. Che strano. Almeno non sono i soliti aggettivi scontati.

3) La cucina corsa è una cucina varia. Non è vero. Ci sono cinque salumi cinque e altrettanti formaggi, che hanno tutti lo stesso sapore. Poi c’è il cinghiale, in civet. Il cinghiale è dovunque: per la strada, mentre fai una curva di montagna, al ristorante e persino sul baretto della spiaggia, ben camuffato tra uno spiedino di gamberi e un’orata alla brace. Il cinghiale è onnipresente, almeno quanto la castagna. La castagna è: sugli alberi, sul cinghiale, nella birra, nei dolci, nel pane. La castagna e il cinghiale sono il totem della Corsica, il simbolo di unità nazionale, l’identità più pura del corso. Se non ti mangi un poco di castagna e cinghiale al giorno vuol dire che non li ami, che non li rispetti. Ah, quella madame Grillot, quante ne sapeva. Noi li abbiamo rispettati moltissimo, ecco.

4) La Corsica è cara. Non è vero. E’ carissima. Così cara che arrivati alla nostra bella età, per la prima volta ci è toccato fare l’esperienza del campeggio, per sopravvivere. Ma di questo parleremo poi, in un apposito capitolo.

5) La lingua corsa è un dialetto italiano. E qua un po’ diremmo che è vero, se non fosse che fintanto che parlano corso o francese, li capisci. Il problema è quando si intestardiscono a volerti parlare in italiano, che non si capisce più niente, perché applicano all’italiano le stesse regole fonetiche corse, con il risultato che viene fuori una lingua anomala, una caricatura dell’italiano, una cosa che suona come “zì, badrone”. La sera diventa zééééra, sopra diventa zòòòòbra, bollente diventa boddende e bisogna sorridere e rispettarli. Scopro poi che esiste un corso cismontano e uno oltramontano, come se non bastassero le complicazioni. Trecentomila cristiani che parlano due dialetti diversi. Trovandosi al mare e perdendo i granchi da un sacchetto, il cismontano dice: i granchi giravanu per tutte e camere è c’hè vulsuta più di mezz’ora à ricoglilli tutti. L’oltramontano che si imbatta nella stessa sventura, invece dirà: i granci ghjiràiani pa’ tutti i càmmari e c’hè vuluta più di mez’ora pa’ ricapizzulàlli tutti. Il che comunque non fa grosse differenze, visto che alla fine mangeranno comunque cinghiale e figatellu.

6) La Corsica ha degli strapiombi terribili, che bisogna percorrerla in senso orario. Nessuno ti dice però che in senso orario incontri pareti di roccia, o che manca l’asfalto fino alla linea di mezzeria, per cui è vero che la percorri in senso orario, ma contro mano, con un libeccio a cento all’ora e suonando il clacson come un tamarro a ogni curva, ovverossia sempre.

7) I Corsi odiano i motociclisti e gli vandalizzano le moto. Falso. I motociclisti sono i più amati, hanno parcheggi gratuiti sempre e ovunque, possono lasciare i caschi sul sellino e i bagagli dovunque; se un motociclista cade da fermo tutti i corsi vengono e gli tirano su la moto, se parcheggia in un posto sbagliato la poliziotta dice: è vabbè, per questa volta passi. La verità è che i corsi odiano solo i camperisti, che gli ingombrano tutta la carreggiata, si parcheggiano dovunque, non spendono un euro di campeggio, ristoranti o alberghi.

8) I Corsi odiano gli italiani. In realtà i Corsi odiano gli scostumati, a qualunque nazione appartengano. E pure noi.

9) Il mare della Corsica è gelato. No, per dire, io che in Italia non mi faccio il bagno nemmeno a Ferragosto, tanto sento freddo, mi sono appozzata tutto il tempo, ho fatto il bagno alle otto di mattina, appena sveglia e in due settimane ho fatto i bagni di un’intera vita, salvando la pace dei Caraibi.

Ciò detto, la Corsica è un paese a pop up. Tu arrivi in un posto e da lì si dipartono infinite possibilità. È un paese di bellezza segreta e nascosta. Ogni tanto sento qualcuno definire i paesi in modo sessuato: la tale città è maschio, l’altra è femmina, la tale nazione è virile, l’altra è femminile. La Corsica è androgina, è yin e yang, maschio e femmina. È un territorio che si concede con difficoltà e chiede di essere svelato e penetrato. I milanesi sono tutti tra Bonifacio e Porto Vecchio, perduti negli infiniti happy hour sulla spiaggia e nelle viuzze piene di negozietti di souvenir. La montagna li sovrasta e sorride, imperturbabile.

Annunci

6 Risposte to “Les Corses?, il faut les respecter!”

  1. Sicilia Says:

    C’è un libro molto bello di Sebald se non l’hai letto, Le Alpi nel mare

  2. certepiccolemanie Says:

    sempre mi parli di sebald, e io continuo a non averlo mai letto. imperdonabile.

  3. Elisabetta Says:

    Giuste parole. Se li rispetti e rispetti le loro regole anche loro ti rispettano. Ce ne fossero di popoli con così grande amore ed attaccamento per la loro terra!

  4. Sicilia Says:

    su serio imperdonabile :).
    A me (mi) lo regalarono l’anno scorso tornando dalla Corsica, dove arrivai per caso, deviandomi, una felice idea. Nella prima pagina puoi leggere ” Era una bella giornata, piena di luce, i rami delle palme sulla Place Maréchal Foch si muovevano appena nella brezza che arrivava dal mare, al porto era attraccata una nave da crociera d’un bianco abbagliante, simile a un grosso iceberg, e io, animato dalla sensazione di essere libero e senza legami, passeggiavo per i vicoli, m’infilavo ora nell’uno ora nell’altro, leggevo con una sorta di raccoglimento i nomi degli sconosciuti sulle cassette delle lettere in lamiera e tentavo d’immaginarmi come sarebbe stato abitare in una di quelle fortezze di pietra, sen’altra occupazione sino fine della vita se non lo studio del tempo: del tempo passato e di quello che passa. Ma poiché nessuno può davvero permanere in se stesso e tutti noi dobbiamo sempre prefiggerci qualcosa di più o meno ragionevole, all’obiettivo da me vagheggiato -trascorrere alcuni degli ultimi anni senza impegni di sorta- subentrò l’impellente bisogno di riempire in qualche modo il pomeriggio, sicché mi ritrovai nell’atrio del Musée Fesch con in mano il taccuino, la matita e un biglietto d’ingresso.
    Le Alpi nel mare, W.G. Sebald, Adelphi

  5. aitanblog Says:

    Mi piace quando fai la turista antropologica.

  6. certepiccolemanie Says:

    Sicilia, Campo Santo è esattamente la cosa che avevo bisogno di leggere. Ne farò ottimo uso nel capitolo dedicato a Corsica Mare e Morti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: