A Xmas Card

Cara mamma e caro papà,

so che siete molto sorpresi nel trovare questa mia letterina sotto il piatto. Non accadeva da un’intera vita. Lo ricordate il tempo in cui imparavo le poesie a memoria e a fine pasto salivo sulla sedia per recitarle, con voce altisonante e gesti teatrali? Ti ricordi, papà, la faccia da finta sorpresa che hai tirato fuori ogni anno, allo scovare la mia letterina? E tu, mamma, il tuo sguardo fiero di orgoglio per ciò che sarei diventato: un oratore, uno scrittore, un attore, un salvatore del mondo. Più di ogni altra cosa, un bambino buono, come per anni ho scritto e promesso. E chiedo perdono a Voi e al buon Dio se anche quest’anno sono stato discolo, se vi ho fatto arrabbiare e dispiacere e Vi prometto che d’ora in poi non lo farò mai più. Sono il Vostro Unico Figlio, la Vostra Gioia, il Vostro Senso nel mondo.

Questa notte, cara mamma e caro papà, ci sono sotto il piatto tutte le lettere che ho smesso di scrivervi. Avrebbero contenuto le penose bugie che da piccolo già sapevo di raccontare e avrei dovuto aggiungerci anche il finto pentimento, la richiesta di remissione dei miei peccati. Ben sapendo che alla fine, in ogni caso, mai avrei ottenuto da voi cenere e carbone, ma solo la minaccia. Mi avreste perdonato, sommerso di doni, con lo sguardo tra il severo e il compiaciuto. Quello sguardo che ancora oggi mi segue, mi vigila, ogni volta che compio una sciocchezza pensando a voi. E sono tante, più di quante possiate immaginare. Perché voi non ne immaginate alcuna.

E’ a voi, cara mamma e caro papà, che debbo tutta la mia profonda infelicità, al vostro perdono vuoto quanto le mie vuote promesse. E’ grazie a voi se oggi sono il fallimento umano che proprio non riuscite a scorgere dalle vostre vuote pupille. E’ a voi che debbo la mia falsità, il mio essere niente, l’inusitata pretesa di poter continuare a fottere il prossimo sperando e sapendo che alla fine con una parola sarò salvato, con uno sguardo amorevole dietro le mie ciglia nere e seducenti, grazie a vuote promesse formulate a piatto vuoto e pancia piena. Vuoto, vuoto è la parola d’ordine, la consegna del silenzio, il nostro peccato originale.

Questa notte, miei amati genitori, è la notte in cui nasce il Bambino Gesù e forse un poco nasco pure io. Non più piccolo, come avete sempre sognato che restassi. Non più imbelle, come lo sono diventato. Non più vittima della menzogna, come quel Giuda che mi avete additato e del quale pure mi avete detto che era necessario alla mia salvezza, alla pulizia del mondo. Questa notte nasco bambino per dirmi puro, perché non ho peccato. Perché mai, da voi, mi sono staccato. Sono stato ciò che siete, il prodotto catabolico delle vostre vite, la scoria della vostra inanità, il residuo di una fantasia che non avete mai voluto trasformare in realtà. Sono stato il vostro peccato fatto carne, tutto ciò da cui non mi avete mai messo in guardia negando a voi stessi la forma e i contenuti del mondo. Nessuno nasce dall’annuncio di un angelo, nessuno. Men che mai io. Si nasce dalla terra, dal sangue, da mani sporche, dalla fatica di esistere.

Ed è per questo che stanotte io rinasco, rinasco a me stesso, da solo mi partorisco. Per dimenticare e dimenticarvi. Sono il frutto marcio del ventre tuo, cara mamma. Sono il seme perduto della tua assenza, caro papà. Non ho scelta che cancellarvi, lasciarvi morire allo stesso modo in cui non mi avete permesso di vivere.

Volevo uccidervi, col veleno per topi, ma ho capito che non era necessario. Nasco puro e senza ricordi. Vi lascio estranei a voi stessi, col tormento della vostra ottusa fede, con la speranza di una resurrezione alla quale voi stessi, nemmeno per un attimo, avete mai dato credito e forma.

Nasco, questa notte, per portare la lieta Novella, perché finalmente qualcuno mi crocifigga per colpe commesse, che siano mie, intensamente mie, assolutamente mie. Per riappropriarmi di quanto mi è stato tolto e di quanto non ho saputo darmi.

Cara mamma, caro papà, perdonatevi se non ho imparato nessuna poesia da recitare, se accanto a questa letterina non ho gesti da offrire né filastrocche natalizie. Perdonatevi, se potete.

Il vostro adorato figlio.

Emanuele

(p.s. Caro papà, nessun angelo è mai entrato nella stanza di mamma. E’ da quella pietosa bugia che è derivato tutto il resto. Mentre tu, tu chissà dov’eri)

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5 Risposte to “A Xmas Card”

  1. certepiccolemanie Says:

    Ho appena terminato “Esercizi sulla madre” di Luigi Romolo Carrino. Un romanzo devastante. E ho ripreso in mano Recalcati. La Storia ci consegna tutti a un vuoto del padre, del padre carnale, del padre fisico, di un padre che che sappia riempire i materni vuoti dell’utero e della psiche femminile. Esiste solo il padre della Legge, come Laio, ed è insufficiente, Oggi, in questo mondo, più che mai.

  2. Lia Says:

    Lascia perdere certi bambini, Flo, non crescono mai e ti fanno passare tutta la vita a cambiargli pannolini puzzolenti.

  3. flounder Says:

    questa è la lettera che tutti, un po’, chi più e chi meno, dovremmo un giorno pensare di scrivere.

  4. idebenone Says:

    sei un papà speciale per tutte le volte che ti faccio alzare la notte e ti faccio dormire come una sottiletta sul muro, senza coperta…tu sei lì accanto a me a difendere il mio sonno, a scacciare per me mostri, draghi e fantasmi, a proteggermi da tutto quello che mi fa spaventare.

  5. Esmeralda S. Fitzpatrick Says:

    Questo grazie è per l’uomo che mi ha donato la vita, l’unico che ha preso le mie mani per non lasciarle mai più, il più grande che io abbia mai conosciuto, grazie papà.

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