Assalita e rincorsa da dubbi, che Amleto al confronto era un dilettante, mi chiedo, mi interrogo e mi rispondo: sì, no, boh. E’ che la domanda, a mio avviso, è mal posta.

Buenos Aires – Madrid – Roma – Napoli.  Magari pure Chicago, va.

Scegli la strada con un cuore, direbbe Castaneda.  E io proprio quella, voglio seguire.  Ascoltare i battiti, che non sono mica tutti uguali. Alcuni più ritmati, altri brevi. Altri a galoppo: putupùm, putupùm, putupùm.

E poi certe aritmie, certi soffi, certi sfrusci la notte nelle orecchie. E suoni di risucchio e di ventosa. Un’orchestra di suoni, questo cuore. Core ‘ngrato, cuore malato, cuore di panna. Un coeur en hiver, avere a cuore, spezzare il cuore, ridere di cuore, in cuor suo, cuor di leone, core mio, core de mamma, due cuori e una capanna, nel cuore della città, rodersi il cuore, sentirsi il cuore di piombo, perdersi di cuore.

E fai presto, Flounder, che devi decidere entro San Valentino, la festa dei cuori. Per spirito di contraddizione, ironia della sorte e tutto quel fatto là. Mai, mai  che a me mi dessero un compito facile, una scadenza non simbolica, un lasciapassare per la semplicità. Io li schifo, quelli che non sanno decidere, specie a san Valentino. L’avevo scritto, una volta, e lo riscriverei altre dieci e cento volte. Ma non mi trovo in nessuna di quelle categorie.

Me ne creo una nuova, apposta per me: a chi si mette paura di non riuscire a trovare più dove sta il cuore, fanci venire una fibrillazione atriale, una ventricolare e pure qualche fascicolazione sparsa ogni due o tre ore.

Poi mi dico che tutte le strade hanno un cuore. O meglio, che puoi portare il tuo cuore su tutte le strade.

Poi mi rileggo Castaneda e mi chiedo: ma tiene ragione o è ‘nu strunz’?

Ogni strada è soltanto una tra un milione di strade possibili.
Perciò dovete sempre tenere presente che una via è soltanto una via.
Se sentite di non doverla seguire, non siete obbligati a farlo in nessun caso.
Ogni via è soltanto una via.
Non è un affronto a voi stessi o ad altri abbandonarla,
se è questo che vi suggerisce il cuore.

Ma la decisione di continuare per quella strada, o di lasciarla,
non deve essere provocata dalla paura o dall’ambizione.
Vi avverto: osservate ogni strada attentamente e con calma.
Provate a percorrerla tutte le volte che lo ritenete necessario.
Poi rivolgete una domanda a voi stessi, e soltanto a voi stessi.
Questa strada ha un cuore?

Tutte le strade sono eguali.
Non conducono in nessun posto.
Ci sono vie che passano attraverso la boscaglia, o sotto la boscaglia.
Questa strada ha un cuore? E’ l’unico interrogativo che conta.
Se ce l’ha è una buona strada.
Se non ce l’ha, è da scartare.

Allora penso al Maestro Yoda, quando dice: Esiste fare o non fare. Provare non esiste.  
Ma poi non è che mi sento meglio.  Lo so pure io, che esiste fare o non fare. Lo sto facendo. E’ solo che vorrei sapere: dopo, che altro devo fare?

Poi penso che conosco già la risposta, la conosco perfettamente, e mi metto vergogna di dirla. E pure paura e pure un poco di orgoglio, a guardare bene. Ma non l’orgoglio della sostenuta, no. Quell’orgoglio di fierezza, che uno dice: ma la vuoi sapere la verità? Io sono fiera di volere questo e quello, ecco. Solo che è talmente tutto mischiato: la paura, la fierezza e la vergogna, il lavoro, gli affetti. Il cuore, ‘sto cazzo di cuore, che mi sto zitta fino a San Valentino. Che io lo schifo, San Valentino, è notorio. Anche se quest’anno vorrei che mi facesse un miracolo. Ma i miracoli non esistono, esiste solo il duro lavoro: fare o non fare. Lo so, non volevo approfittare, era per dire. Poi mi impegno, lo giuro. Ma almeno un aiutino. Per iniziare. O anche per ritornare. Per completare, chiudere il cerchio e ricominciare. O per riprovare. Per lasciar andare.

E lo so, lo so, che le strade sono tutte uguali, non portano da nessuna parte. Perché in quel posto ci sei già. Ci sei sempre.

E allora forse  smetto di cercare la strada e scelgo di essere la piazza del villaggio.

Di esserlo io. Rotonda e ricca di confluenze.

Mi do panchine  per l’attesa e mi lascio percorrere e attraversare. Fino a san Valentino.

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8 Risposte to “Assalita e rincorsa da dubbi, che Amleto al confronto era un dilettante, mi chiedo, mi interrogo e mi rispondo: sì, no, boh. E’ che la domanda, a mio avviso, è mal posta.”

  1. Lia Says:

    Forse dovresti provare il Metodo Sticazzi. Te lo dico col cuore.

  2. Broono Says:

    90 minuti di applausi per Lia.
    Io per dire la stessa cosa ci avrei messo non meno di 3 pagine, che stavano qui in attesa di essere ridotte (infatti campa cavallo) a una riga e quella riga è esattamente quella lì, quindi ora a posto, firmo la petizione sotto la sua.

  3. certepiccolemanie Says:

    se sapevo usare il Metodo Sticazzi, a quest’ora ero un’altra. magari mi imparo. chi può dirlo?

  4. certepiccolemanie Says:

    (non mi imparo, lo so. dopo stamattina ho capito che sto in piena modalità Metodo Cazzi Amari)

  5. Lia Says:

    Esistono solo abbracci e sticazzi. Cazzi amari non esistono. Maestra Yoda.

  6. Lia Says:

    Ci sono, volevo scriverlo ieri sera: San Valentino è la festa di ogni destino. Comunque in bocca al lupo, Flo’. Resta dove sei, vedi che poi le cose si aggiustano tutte, un po’ alla volta. Tu ci sei sempre, e se adesso ci sei un po’ di meno è un bene, ti aiuterà a sapere meglio cosa davvero vuoi, in fondo al tuo cuore.

  7. certepiccolemanie Says:

    I come into my own. Lo dice pure Brezny, in altre parole, Ma quest’è, in definitiva.

  8. certepiccolemanie Says:

    e comunque ho scelto la via che aveva IL cuore (e pure fegato, polmoni, intestini, arterie, arteriole, sistema escretore e riproduttivo). sapevàtelo 🙂 mo’ mi chiamassero pure la scema del villaggio. anche un po’ ‘sticazzi. ecco.

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