Fiat lux

E’ solo che non avevo visto l’interruttore. Come in quelle case antiche, dove ti muovi nel buio, a tentoni, varchi la soglia e allunghi la mano a destra, per accendere la luce, mentre invece è subito prima della porta, fuori, a sinistra. Ma tu non lo sai, non ci pensi. E allora cerchi, sempre muovendoti nel buio, una candela, sai che è nel secondo cassetto del primo mobile che incontri percorrendo la stanza in senso antiorario. La accendi, con i fiammiferi che sono sempre lì di fianco, a garanzia di riuscire a farti rischiarare le idee, e tutto si riempie di ombre tremule.

Poi me l’hanno mostrato, ed è bastato schiacciarlo.

E’ solo che non l’avevo visto, l’interruttore. Per il resto, la lampadina funzionava. E quando la stanza si è rischiarata ho smesso all’istante di inciampare su mobili e sedie e procurarmi inutili lividi sbattendo negli spigoli. Mi sono mossa senza dover indovinare dai contorni, presagire, supporre, scommettere. Ho visto un’altra stanza, nella mia testa. Che non era quella in cui avevo imparato a muovermi.

Non l’avevo mai visto, l’interruttore. Mai. Subito prima dello stipite, a sinistra.

Stanotte niente insonnia, non accadeva da mesi. Ho sognato mio padre e un immenso campo di fragole. Enormi, rosse, rossissime. Poi stamattina ho letto che hanno a che fare con la fecondità, la ricchezza, in senso lato. Con i capezzoli.  Con l’essere femmina. Quel maledettissimo Freud ne sapeva una più del diavolo.  E le sue amiche, pure.

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21 Risposte to “Fiat lux”

  1. certepiccolemanie Says:

    negli ultimi anni mi è spesso venuto il dubbio che, nella scelta di uno psicoterapeuta, ci si indirizzi inconsapevolmente verso un sesso, piuttosto che un altro, secondo i nodi che si devono sciogliere, o si pensa di dover sciogliere. e che tuttavia la scelta possa precludere, a causa della differenza o identità di genere, la comprensione di alcuni meccanismi operanti. forse occorrono entrambi, per aiutarti a riformularti, per un risanamento sia dell’Animus che dell’Anima. perché a curarne solo una, si rischia di proiettare ancora più ombre sull’altra parte.

  2. certepiccolemanie Says:

    “Nella casa di Animus e Anima… le cose non vanno tanto bene. E’ ormai lontano il tempo (come passa in fretta la luna di miele!), in cui Anima aveva il diritto di parlare, a suo piacere, quanto voleva e Animus l’ascoltava estatico. Dopo tutto, non è forse Anima quella che ha portato tutta la dote e che manda avanti le sorti della casa?
    Però Animus non ha sopportato il ruolo di subalterno e ben presto ha fatto vedere la sua natura vanitosa, pedante e tirannica.
    Anima è ignorante e una sciocca, non è mai stata a scuola,
mentre Animus conosce tantissime cose, ha letto molti libri, ha imparato a parlare mettendosi un sassolino in bocca, e adesso, quando parla, parla così bene che tutti i suoi amici dicono che è impossibile parlare meglio di lui…
    E’ così che Anima non ha più il diritto di dire neppure una parola, Animus le toglie le parole di bocca, 
Lui sa meglio di lei quello che intende dire, imbroglia tutto con le sue teorie e i suoi ricordi, e imposta tutto così confusamente che l’altra, poveretta, non ci capisce più niente…!
    …Un giorno Animus rientrando all’improvviso, o forse sonnecchiando dopo pranzo, o forse mentre è assorto al lavoro, sente Anima cantare.
    Canta da sola dietro la porta chiusa: una curiosa canzone, qualcosa che lui non ha mai udito, di cui non riesce a distinguere le note o le parole o la tonalità; è una canzone rara e davvero meravigliosa.
    Più tardi Animus cerca di fargliela ripetere, ma Anima si comporta come se non capisse: tace, mentre egli la guarda.
    L’Anima tace sempre quando la Mente la guarda.
    Allora Animus escogita un trucco e le fa credere di essere uscito. E a poco a poco Anima si rassicura, si crede sola e così, senza rumore, apre la porta al suo amante divino”.
    (da un racconto di Paul Claudel)

  3. Lia Says:

    Mi hai illuminato. Adesso capisco anche la frase di Foer che hai postato stamattina.

  4. certepiccolemanie Says:

    Chi era quello che parlava col sassolino in bocca? Demostene? M’ha fatto troppo ridere, mi ha ricordato quando il mio Animus si era ingrippato sui corsi di dizione. E comunque stamattina mi so’ svegliata cantando, vai a sape’ perché. 🙂

  5. certepiccolemanie Says:

    L’Anima tace sempre, quando la Mente la guarda. Mi piace troppo, questa frase, troppissimo. Più di quella di Foer.

  6. certepiccolemanie Says:

    E comunque il sotto titolo di questo post l’ho trovato: Sol indiget luna, ut gallus gallina 😀 (sto studiando, poi proseguo)

  7. T-onto Says:

    Guardo la piazza del villaggio.
    C’è anche la pazza.

    Mette i puntini sulle i.

    E’ facile da amare.
    Il giudizio è unanime.

    Chiunque , pur declinando i contro , riconosce questa verità.
    E’ una dea.
    E’ facile da amare.

    La piazza si è animata con ogni punto di vista (perfino quelli fuori dalla cornice).
    I passanti camminano nella prova ontologica.

    Lei è facile da amare perchè è una dea.
    E questo è il gioco degli dei.

    La prova ontologica dice che tutto ciò è vero.
    Vero ma irreale.

  8. Lia Says:

    Non studiare troppo, che poi ti si intosta di nuovo l’Animus. Iscriviti a un corso di canto.

  9. Bloom Says:

  10. Bloom Says:

    fate bene a moderare. I filtri a volte servono 😉

  11. Broono Says:

    no, il canto presuppone scelta di brani, che genera tentazione ai testi, che riattiva la pratica delle parole, che porterebbe al ritorno al via e alla ripartenza della loop.
    musica sì, ma senza testi.
    Suggerisco, se mi è permesso, il violino ma questa volta davvero.
    Leggere non caratteri ma nuovi simboli non abituali, imparare l’unica vera lingua universale letta nella stessa maniera in tutto il mondo, leggere e tradurre sapendo che l’interpretazione personale di chi ascolta non è rischio da evitare ma risultato da raggiungere.
    Una rivoluzione, animus e anima vanno in corto esplode tutto e poi si riparte davvero da zero.
    Devi andare in corto, a te è l’ansia di tenere in equilibrio gli elementi (unita all’ansia di dare un nome esatto alle cose per disinnescarle collocandole con precisione da qualche parte) che ti fotte da sempre.
    E infatti se pensi a uno psicoterapeuta pensi a due psicoterapeuti.
    Equilibrio equilibrio equilibrio.
    My two cents, ovviamente, come si usa dire oggigiorno qui nell’internét.
    Generati da quel bene che non potrò mai smettere di volerti.

  12. certepiccolemanie Says:

    i filtri sono di default sugli utenti che commentano per la prima volta. non so come si disattivi la funzione.

  13. certepiccolemanie Says:

    Broo’, il violino. Come ho fatto a non pensarci da sola? E’ che era pure lui fuori dalla soglia, a sinistra 🙂 A volte mi sembra di vivere non per giorno o mesi, ma per gruppi di lustri.
    (e forse questo è il bene, me lo sono detta qualche giorno fa: servirsi di tutte le informazioni che si dispongono su una persona per usarle contro di lei. non per colpirla, ma per puntellarla nei momenti difficili. anche se a volte sembra che sia un andare contro. perché il duale esiste sempre, è insopprimibile. e la parte che vai a puntellare è in netto contrasto con l’altra, che vuole soffocare e dirigere. ho avuto una settimana di piccoli e grandi choc affettivi, tutti in questa direzione. a volte, come adesso, riesco a intravedere che ci sono persone che mi vogliono più bene di quanto io stessa me ne voglia. e forse vale anche il reciproco. poi si capisce all’improvviso, come una doccia fredda)

  14. certepiccolemanie Says:

    “Mi piacciono gli abbracci, la ricomposizione, la fine della mancanza di qualcuno” Foer, Molto forte, incredibilmente vicino.

  15. certepiccolemanie Says:

    (avevo dimenticato Brod, avevo dimenticato l’uomo di Kolki. questa settimana mi hanno restituito tutto insieme, con gli interessi e non senza dolore. mi hanno mostrato che le ricomposizioni autentiche passano attraverso l’uso della vista, non delle rassicurazioni.vedere quello che è, accendere la luce e riuscire a stare insieme a una serie di evidenze di una semplicità sconcertante. disattivare il linguaggio noto, provare a convivere con una cosa chiamandola in modo diverso e osservare come si trasformi – e ti trasformi – senza possibilità di scampo e di rifugio nelle ombre tremule. quando avrò tempo – e soprattutto sentimento adeguato – proverò a scrivere dell’esperienza che ho iniziato.)

    Non si erano mai visti da lontano. Non avevano mai conosciuto l’intimità più profonda, quella prossimità raggiungibile solo con la distanza(…) Vivevano con il foro. L’assenza che lo definiva diventò una presenza che definiva loro due. La vita era un piccolo spazio negativo ritagliato nell’eterna solidità e per la prima volta era sentito come prezioso. (Foer, Ogni cosa è illuminata)

    (Brod e l’uomo di Kolki sono dentro, prima di essere fuori. è che guardavo, sì, attraverso il foro, ma non mi ero accorta che fosse un foro stenopeico. invece era un foro normale, quello attraverso cui andava guardato il guardabile. senza inversione di polarità. lo scrivo qui, come appunto, per ricordarmene quando cercherò di dirlo compiutamente, se mai sarà possibile. spero mai, in fondo. ché la parola non renderebbe onore)

  16. Lia Says:

    Ti sei svegliata musicalMente. Allora niente testi, siamo d’accordo. Vocalizza, fischia, ama, bacia, abbraccia, o almeno, pensa di farlo.

  17. certepiccolemanie Says:

    e vabbene, niente testi. ma questa ci azzecca. poi smetto e comincio coi gorgheggi e i pensierini 🙂

    (quando si correva per rabbia o per amore
    ma fra rabbia ed amore il distacco già cresce
    e chi sarà il campione già si capisce)

  18. certepiccolemanie Says:

    va bene, solo questa. poi vado a riposarmi su quella poltroncina a forma di fiore 🙂

  19. Lia Says:

    Una fotografia degna di questo blog.

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