Ven a dormir con migo: no haremos èl amor, èl nos harà.

Che poi, se uno ci sta un poco attento, si accorge che i confini sono sfumati. Escher docet. Le cose fluiscono le une nelle altre e impercettibilmente cambiano forma.

La notte nel giorno, il giorno nella notte. Il sapore delle spezie in certi cibi orientali. Le nuances dal bianco al malva. I fili grigi confusi nella chioma.

Così che poi ti ci soffermi, per individuare il punto esatto in cui le cose hanno assunto un’altra  piega, un altro aspetto,  ed è difficile risalire al momento esatto del nuovo inizio.

Lo diceva pure l’amica mia: l’ansia sta tutta nel prima, nell’immaginarsi l’arrivo del mutamento e ingigantirlo parossisisticamente, caricandolo di aspettative e tremori. E quando invece ci sei dentro, e da pesce sei diventato uccello, e da uccello passi a cavallo, e da cavallo a esagono, e da esagono a qualsiasi altra cosa, ci sei. E basta. Un salto evolutivo che durerà il tempo che dura, prima di essere nuovamente altro.

E’ che mi pare così impossibile che possa pensarlo, dirlo, scriverlo, viverlo.

Io, che avevo una forma che pensavo immutabile e fissa, che ho combattuto per fingere di alterarla e nel frattempo lavorare nottetempo a consolidarla, cristallizzarla. Mentre a mia insaputa mi facevo pesce, uccello, triangolo e farfalla.

E ha ragione, Cortàzar: l’amore sta. Prescinde da noi. Aleggia all’intorno, come il potere. E’ la presa di coscienza degli opposti e della loro pacifica e necessaria coesistenza, senza opposizione.

Il potere è la forma degradata dell’amore. E’ la negazione dell’altro, l’assoluta supremazia egoica. Sta là pure lui.

Si fronteggiano. Si sfidano. Come se avessero confini netti.

E invece i confini  sono labili, si può solo decidere in quale campo orbitare. Entrambi, l’amore e il potere, ci faranno, ci plasmeranno nelle forme proprie della loro essenza. Ma non per sempre.

Bisogna solo scegliere da che parte stare. Il resto, tutto il resto, scorrerà. Senza aggettivazioni superflue.

Basta scegliere solo, ad ogni momento, da che parte stare.

E quando ci si trova mutati, dall’altro lato, predisporsi a ritornare.

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7 Risposte to “Ven a dormir con migo: no haremos èl amor, èl nos harà.”

  1. Lia Says:

    ‘a bbonzaaaaaa! Troppo buddistica, mi stai.

  2. broono Says:

    Adesso mi metto qui e sfrego la lampada, tre volte, quattro, cinque, venti, quante ne servono per veder uscire il genio dei tre desideri.
    Gli chiederei, dopo aver risolto con i primi due una serie di personali urgenze, la cancellazione dalla faccia della terra della coerenza, l’unica mia urgenza le cui ricadute risolverebbero i mali del mondo.
    Un laccio che tiene in scacco le vite di migliaia di persone, incastrate dentro il cemento della propria linearità necessaria.
    Vite intere spese a cercare non le parole necessarie per spiegare le isolate singole scelte, bensì quelle necessarie per spiegare il collegamento tra le scelte di ieri, quelle di oggi e quelle di domani.
    Oh che liberazione sarebbe, per il mondo, la libertà regalataci dal non dover più costruire ponti tra le nostre incoerenze, la libertà di disattendere le nostre stesse promesse, i nostri mai più puntualmente, per l’ennesima volta, ridipinti a forma di ancòra, i nostri impegni formalizzati utili solo a ricordare al mondo che tutto ciò che facciamo è scritto da sempre in qualche remoto posto della storia dei consapevoli, là dove chi avesse voglia di trovare nostre colpe, ciò che noi chiameremo obiettivi, dovrà rivolgersi.
    Il fatto è che il mondo se ne frega di noi, il mondo è troppo impegnato a disattendere i propri princìpi per avere tempo per giudicare la nostra incapacità di tener fede alle nostre promesse utili al massimo per donarci l’ennesima conquistata notte di sonno.
    Ci piace percepirci epici, ci danniamo per dare a ogni nostro sorso di birra l’aspetto di una profonda riflessione.
    Basterebbe la capacità di allontanarsi un po’, giusto qualche millennio, per vedere quale sia la nostra reale dimensione.
    L’umanità, ma non diciamoglielo e lasciamola ricamare microsistemi romantici necessari, è divisibile in due enormi macrogruppi: quelli capaci di mandare giù merda e quelli incapaci di mandare giù merda.
    Nessuno ci farà mai un monumento per ciò che abbiamo sopportato, nessuno ci condannerà mai per ciò che abbiamo perdonato.
    Siamo noi di fronte a quei dieci anni di sesso che ci restano davanti e un sacco, ma proprio un sacco di parole spese per definirla vita.
    Il mondo se ne fotte di noi, delle nostre abilità a formalizzare ogni nostra scivolata per proporla ridipinta da consapevole scelta, di ogni nostro cambio di direzione, di ogni nostra risalita.
    Il mondo è fatto di persone nella maggior parte dei casi messe peggio di noi, a cui non dobbiamo altra risposta se non quella utile a ricordare loro che con i nostri fallimenti nessuno, se non noi stessi, ha il dovere di avere a che fare.
    Poi una serie di cose incredibilmente intime che ti e mi risparmio.

  3. certepiccolemanie Says:

    broo’, ma sei sicuro che l’hai scritta tu, questa cosa? nel senso che riconosco la prolissità, ma in quanto a contenuti e stile, mi pari un altro. 🙂

  4. Broono Says:

    Sono vas(t)o, contengo moltitudini.
    (cit. Glider ft Walt Whitman)

  5. certepiccolemanie Says:

    vabbè, ci credo. la prova provata della citazione di Glid che cita Walt mi convince. non ho capito però se stai più nichilista, più contento o più qualche altra cosa. ma come nei migliori disegni di Escher, propendo per l’un po’ e un po’ e un po’.

  6. Lia Says:

    Quando ritorni?

  7. certepiccolemanie Says:

    Quando risalgono i salmoni 😀

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