E capirai, in un solo momeeeeento, cosa vuol dire, un danno d’amooooree.

Cadere innamorati. To fall in love. Tomber amoureux.

Te lo dicono in tutte le lingue, che l’amore ti fa cadere. In fondo a un burrone, a volte. Quello che invece non ti dicono è come e quando ti rialzerai. E soprattutto, come starai.

Confuso, contuso, ammaccato.

Che per uscire dal burrone sarebbe stato meglio nascere capra e saltellare con leggerezza. Certo, pure facevi la stessa fine: abbacchiata. Ma con la soddisfazione di non dover chiedere aiuto a nessuno per tirartene fuori.

E invece no.

Dal profondo del burrone, senza appigli, vedi la luce in alto, il bordo del precipizio e ti chiedi come risalire.

Per fortuna ci sono gli amici, che con un sistema di corde, ganci e sostegni, ti riacchiappano e ti tirano su. Uno sforzo immane per tutti.

Sono carini.

Quando finalmente metti piede su, ti rifocillano, ti consolano.

Poi per un momento torni a guardare nel fondo del buco in cui eri precipitata e ti accorgi che ti è caduto il portafogli. Che istintivamente ti viene da dire: un momento, scendo a riprenderlo.

Ma gli amici scuotono la testa e ti guardano con un pochino di disapprovazione. Non è che ti dicono di no, ma tu leggi nello sguardo che dopo tutta la fatica e l’impegno che ci hanno messo per tirarti su, rinunciando alle loro occupazioni, prendendo due giorni di ferie qui, un pomeriggio a zonzo lì, trentaseimila telefonate, con una pazienza sovrumana, tu di scendere di nuovo laggiù per recuperare il portafogli proprio non te lo puoi permettere, no.

Anche se in quel portafogli c’era tutto, ma proprio tutto. Tutto tutto tutto.

Vabbè, allora andiamo dai carabinieri a denunciare lo smarrimento.

Buongiorno, sono qua perché ho perduto il portafogli, con quel che ne consegue.

Cosa conteneva il portafogli?

Soldi, ma pochi, pochissimi. Non è quella la perdita peggiore. Poi c’erano una carta di credito, una carta di identità, una patente, una tessera della libreria, il brevetto subacqueo e altre cose che in questo momento non mi sovvengono, ma di cui nel tempo sperimenterò la perdita.

E vai di dettaglio, di racconto, del come e perché il portafogli stava nel burrone, e tu con lui, rileggi il verbale, firmi qua e qua e là, ancora una volta guardi in faccia le cose, riesumi la memoria, sintetizzi il dolore e alla fine dici pure grazie. Un po’ per riconoscenza, un po’ per buona educazione.

Intanto che i documenti vengono rinnovati, mi rilasciano dei fogli sostitutivi.

Vado dunque in giro con un’identità di sostituzione, temporanea, in attesa che mi restituiscano la mia, scadenza a cinque o dieci anni. La vita va per lustri, a ben pensarci. Sono me e non lo sono, con un foglio che attesta che sono stata me e lo sarò ancora, nel tempo a venire, ma in questa fase c’è bisogno che qualcuno mi ricordi chi sono. Quanti mesi occorreranno per la nuova identità? E sarà poi precisa, stabile, non fluttuante, validata e non più invalidante?

Poi la carta di credito. Va bloccata. Mi porto dunque in giro, temporaneamente, senza poter avere credito e forse neppure credibilità, tanto vale che stia zitta, è meglio. Ne guadagnerò forse in interessi. Per il futuro. Interessi minuscoli, piccolissimi. Ma è meglio di niente.

Del brevetto subacqueo non mi importa: sono mesi che trattengo il respiro, vale di più la pratica sul campo, non mi serve la certificazione. Posso scendere a 18 metri sotto, con un po’ di esercizio arrivo a 25. Sott’acqua o sotto terra fa lo stesso: ho imparato a stare in apnea, mi chiamano la Jacques Mayol dei precipizi. Come Mayol studio la fisiologia dei mammiferi – come dice, signora? – e vi dimostro che si può vivere sotto pressione, senza ossigeno, schiacciati dalla gravità, per momenti sempre più lunghi.

La patente, ecco, la patente. Senza di quella non posso andare, non riesco a tornare, non posso ricondurmi. Mi danno un permesso sostitutivo, da accompagnare all’identità sostitutiva. Che è come dire: va’ un po’ dove ti pare, tanto chi sei? E’ temporaneo, vero, me lo assicurate?

Per la tessera della libreria non c’è niente da fare: perdo tutti i punti. Tocca ricominciare a rileggere il passato. Di nuovo, con smisurata attenzione.

C’era una foto, mi viene in mente all’improvviso, c’era una foto alla quale tenevo moltissimo, una bella foto d’estate e panorami. Non è possibile mandare una squadra nel burrone, a recuperare il portafogli?

Scuotono la testa. Non ci sono i soldi per pagare straordinari. Se proprio non posso farne a meno, mi tocca ridiscendere nel precipizio, da sola. Gli spiego che è impossibile: nel precipizio si cade innamorati,  non è che ci si possa andare così, in gita turistica, di passaggio, faccio una puntatina vado-e-vengo. Bisogna essere in due, come quando si va in montagna, come quando si arrampica. Da soli non funziona, lo sconsigliano tutte le guide. E poi proprio non ci si riesce, da soli, a cadere innamorati, ci vuole l’altro che partecipa, che collabora. Se fai tutto da solo al massimo prendi una storta, ma non ci puoi cadere.

Non c’è niente da fare, allora, si rassegni alla perdita. Buona fortuna.

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12 Risposte to “E capirai, in un solo momeeeeento, cosa vuol dire, un danno d’amooooree.”

  1. t. Says:

    è sul finale che ho qualche perplessità. Se fai tutto da solo finisci nel burrone a testa in giù, altro che storta. Ti rompi l’osso del collo, ma almeno ti risparmi la seccatura del portafoglio.
    🙂

  2. certepiccolemanie Says:

    ci rifletterò nel pomeriggio. c’è il sole, ho la macchina fotografica. vado per cimiteri famosi. mi faccio ispirare.

  3. certepiccolemanie Says:

    Con rose di Normandia
    o con fiori di gelosia
    blocca quel tuo angelo
    prima che corra via

    Io non ti voglio parlare, parlare ma
    fra le ginocchia salire
    Io non ti voglio sfiorare, sfiorare
    io ti voglio amare

    Sleeping

    A post shared by brunella saccone (@brunellasaccone) on

  4. t. Says:

    riflessioni molto belle.
    (‘amare’ comunque non è un verbo reciproco. non da solo)

  5. certepiccolemanie Says:

    E neppure riflessivo. Purtroppo.

  6. lia Says:

    leggi qua: Scorpio also teaches us that dedication to one meaningful relationship or undertaking can be significantly more satisfying than spreading ourselves around. Here, “quality over quantity” applies.
    Sei tu.

  7. certepiccolemanie Says:

    che ci azzecca scorpio? non era saturno? o è tutt’un fatto che saturno sta nello scorpione e tutt’e ddue si accaniscono sul toro? come sia sia, posso dunque ritenermi coerente e fortunata? mi faccio fare un ISO9000 o un malocchio?
    (famm’anda’ va. che tengo un magone in trigono, in sestile, tra le costole e dietro lo sterno)

  8. certepiccolemanie Says:

    (ahhhh, mi sono documentata, ho capito tutto il fatto: saturno in scorpione e il toro. e come se non bastasse l’eclissi del 25 aprile si collega a quella del 13 novembre passato e fa succedere cose di pazzi. tutto quello che girava intorno al 13 novembre viene allo scoperto una volta per tutte e trova una soluzione drastica e irreversibile, nel bene e nel male. madò, che paura. e che altro deve mai succedere?)

  9. Broono Says:

    (ad andar per cimiteri, dico)

  10. certepiccolemanie Says:

    e invece c’era il sole, un inizio di estate. e fiori. e un giardinetto pieno di margheritine e panchine. insomma, una vera bellezza. due ore di perfetta serenità.

  11. Broono Says:

    era ironia in risposta a “che altro deve mai succedere?” detto dopo il commento con la foto del cimitero, mica previsioni meteo!

    Due ore di perfetta serenità…certo ERI IN UN CIMITERO!
    (è sempre ironia sul concetto di “serenità”)
    (e quindi non rispondere non-ri-spon-de-re)

  12. certepiccolemanie Says:

    (no, perché in verità io lo so, che altro deve succedere. lo tengo tutto davanti a me, nei dettagli e finanche con la tempistica. è solo che faccio la vaga, mi convinco che se mi distraggo, forse non succede)

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