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E’ stato ritrovato un amore, di età imprecisata. In lieve stato confusionale. Indossa una maglietta a righe e un pantaloncino.

luglio 21, 2013

Stava lì e faceva segni con le braccia, con le mani, gesti e smorfie di ogni tipo, come a dire: eccomi, sono qua, ehi, voi, guardate da questa parte, sto qua.

Ma niente da fare, sembrava invisibile. Solo un gran caos di pianti e urla, di piatti lanciati, di notti cogitabonde, recriminazioni, addii, abbandoni, porte sbattute. Giovani, vecchi, adolescenti tremanti, uomini, donne, attrici di prim’ordine, scrittori da strapazzo, vedove di guerra, feti abortiti. Dovunque si girasse, dovunque tentasse di sostare un poco, sentiva la stessa storia: ho perso l’amore, era l’amore della mia vita, non ho più amore, l’amore non esiste.

Come, non esiste? Ma se sto qua, a ballarvi davanti, a tirarvi per la gonnella, ad impigliarmi nei vostri baffi, vengo fuori dalle lenzuola, dal cassetto delle posate, da lettere mai spedite, da fotografie raccolte in un album, da quell’incredibile somiglianza tra lo sguardo di quel bambino che siede spaurito e i vostri. Sono quaaaaa, ehi voi, sono qua.

Se ne andò in giro per caserme, tribunali, ospedali, sale bingo, sezioni di partito,  saloni di bellezza, biblioteche, palestre, teatri, cinema, cafè chantant, alla posta centrale, al liceo all’angolo, in salumeria, dal gommista, dall’orefice, ai giardini pubblici. E dovunque era sempre la stessa storia, la solita lagna: è scomparso, è scomparso l’amore, non lo ritroverò mai più.

Era talmente stanco e sconsolato che si appoggiò al tavolino di un bar, seduto accanto ad una coppia quieta quieta, che stava lì a prendere un caffè, in silenzio. Tranquilli, senza nemmeno una parola. Non gli pareva vero.

Si avvicinò con circospezione e titubanza. Mi scusino, chiese con tutto il garbo possibile, non è che per caso avete perso qualcosa?

La coppia lo guardò stupita, poi si scambiarono un paio di occhiate tra loro, perplessi. La donna cominciò a frugare nella borsa con una certa sollecitudine, poi alzò lo sguardo rassicurata e rispose: no, ho tutto.

Lui aggiunse. io ho perso un ombrello, la settimana passata. Ma poiché siamo in estate, poco male. Se ne riparlerà a ottobre.

L’amore si sentiva ancora inquieto. Ma siete ben certi di non aver perso nulla, ultimamente?, chiese ancora.

La donna abbassò un poco la testa. Proprio ultimamente no, ecco. E’ stato un anno fa: abbiamo perduto un figlio, ero al quarto mese di gravidanza. Sì, aggiunse lui, e dopo poco io sono stato licenziato. Ma siamo certi, conclusero all’unisono, che le cose andranno meglio.

E poi?, chiese l’amore. Siete davvero sicuri sicuri di non aver perso altro?

A ben pensarci io ho perso la metropolitana stamattina, aggiunse l’uomo. Ma ne è passata un’altra, dopo pochi minuti.

E io, invece, disse la donna, io ho perso un sacco di tempo a ridarmi lo smalto alle unghie, ma guardi adesso come è venuto bene. Certo, fra tre o quattro giorni toccherà rifarlo.

L’amore cominciava a spazientirsi. Decise di andare dritto al sodo, brutale, a gamba tesa: signori, quello che sto cercando di capire è se voi abbiate perso l’amore!

I due lo guardarono sbigottiti, come se qualcuno avesse chiesto, che so, avete perso la luna, il sole, una molecola di ossigeno dal vostro respiro, una sistole, un poro della pelle?

Caro, hai lasciato l’amore da qualche parte?, chiese la donna, vagamente preoccupata da un’improvvisa perdita di cui, fino a quel momento pareva non essersi data conto.

No, rispose lui. Poi per sicurezza controllò sotto le gambe del tavolino, al bancone del bar. E, come preso da una piccola ansia, le pose la stessa domanda: e tu? Non è che lo hai dimenticato in qualche posto?

Ma no, disse la donna, me ne sarei accorta, sciocchino.

E sorridendo all’amore, conclusero: non abbiamo perso niente, caro signore. Ma se lei crede di aver trovato qualcosa di importante, forse è opportuno che vada alla polizia, magari possono aiutarla a rintracciare il proprietario, magari ci scappa anche una bella mancia per lei, o finisce sui giornali, per aver salvato la vita di qualcuno. O può provare a mettere un annuncio da qualche parte. Noi qui non abbiamo perso niente.

L’amore si rilassò, lasciò che la schiena si ammorbidisse lungo lo schienale della sedia del bar, allungò le gambe. Per un attimo si chiese se fosse il caso di far piedino alla donna, ma solo per un attimo.

E vi dispiacerebbe dunque, chiese con timidezza, se mi fermassi ancora un po’ con voi, a prendere qualcosa di fresco da bere? E’ talmente tutto agitato, qui intorno, c’è una confusione che non potete credere. Hanno perso tutti l’amore e fanno un baccano indicibile.

Ma faccia pure, sorrise la donna, faccia come stesse tra vecchi amici. Se ne ha voglia, può venire con noi, dopo. E’ talmente stanco e malconcio, che avrà bisogno di una doccia, e magari una cenetta. Abbiamo un divano letto, può passare la notte da noi. Lei ha un viso talmente familiare, che anche messo così, è come se la conoscessimo da sempre. Poi, se qualcuno reclama qualche perdita, verranno sicuramente a cercarla, stia tranquillo. O si rassegneranno. La gente è pigra, sa. Quando perde qualcosa, preferisce ricomprarla subito, senza affannarsi a cercarla. Magari ce l’ha proprio sotto gli occhi  e non la vede e un bel giorno rispunta sotto il sedile dell’auto o dal trumeau del salotto buono. Vedrà, prima o poi la contatterà qualcuno.

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