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Vissi d’arte, morii di insonnia.

ottobre 12, 2013

Guardando indietro, come una moviola, di tutte le cose individuo il punto esatto, il confine in cui il prima è diventato un dopo. La frattura, il momento di crisi, la scelta. Il culmine di accumuli progressivi, di piccoli passi camminati spesso in totale inconsapevolezza.

Muovendosi a ritroso è possibile individuare il percorso, smontare pezzo dopo pezzo il tragitto, individuare gli ostacoli, gli arzigogoli, le scivolate, Tornando ancora indietro si inciampa su uno zoccolo duro: l’inizio di tutte le cose, la matrice, ciò che ha dato forma al dopo e che era perfettamente insito nel prima.

Un giorno, scrive Seneca, un giorno gli uomini si meraviglieranno di aver tralasciato verità così palesi ai loro occhi. O una cosa tipo questa.

L’insonnia ha preso corpo, in forma incontrollabile, quando ho deciso di svegliarmi. Che sia questa la saggezza della maturità? Tenere gli occhi bene aperti sul passato per non inciampare ancora nel presente e nel futuro? Me lo auguro, altrimenti tutto il mio perder sonno resta privo di senso.

E a questo sguardo aperto le fantasie si affollano, come una vendetta onirica. Si ricostruiscono in vivide figure frammenti di immagini scomposte, tali da alterare la percezione del tempo. Ma non come quando si dorme e si sogna, no. E’ cosa diversa. Una sbrindellata dissoluzione nel tempo, una perdita della percezione di sé e dei contorni. Sono ancora abbastanza lucida da vederlo e saperlo raccontare. Ancora abbastanza lucida da temere il momento in cui potrebbe accadere lo smarrimento di questa conoscenza e lo sprofondo in un universo completamente vago in cui perdersi senza averne coscienza.

La stanchezza ha varie forme. Questa ne è una. Uno stato fluttuante senza punti di riferimento. Vorrei pensarmi come in un quadro di cui non ricordo il titolo, con un uomo che tiene per mano una donna che vola, sospesa sul suo capo. Credo un russo, forse Chagall. Mi sfugge tutto, a momenti.  Vorrei che non mi si abbandonasse la mano. Non ho ali per volare, ma mi conforta pensare che qualcuno possa farmelo credere.

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