Non ti amo più, hai la menopausa

E’ così, mi spiegano le signore dell’assistenza alle cinquantenni e dintorni. E’ così e ce ne si deve fare una ragione, e poi prendere questa ragione e spiegarla agli altri. E se gli altri la capiscono, bene. Sennò, pazienza.

Raccontano storie, un sacco di storie. Hanno occhi lucidi e bigliettini scritti a pennarello, come dei pizzini che fanno passare tra le mani. Dentro di me mi chiedo perché mi trovi in questo consesso di femmine (molte) e mariti (pochi). I mariti sono impacciati: ogni volta che qualcuno tenta di prendere timidamente la parola, viene sbranato da una post-femminista di turno.

“Io sono molto vicino a mia moglie, in questo problema”, dice un signore pelatino che per tutta la sera è rimasto a braccia conserte, come a volersi proteggere da una furia ormonale per la quale non ha difese da opporre.

“Problema? Ma non è un problema, è uno stato naturale dell’esistenza. Siete voi uomini che ne fate un problema”

Il poverino stringe ancora di più le braccia e rassegnato risponde: avete ragione, il problema è mio. Parlerà solo un’altra volta, semplicemente per dire che da piccolo aveva un cavallo a dondolo, e forse questo fa la differenza.

C’è anche la mia vicina di pianerottolo, quella antipatica. Ci ritroviamo inopinatamente sedute vicine. Mi è epidermicamente antipatica, ma mi diventa simpatica quando mi dice: ogni tanto gridate, da voi, vi sento. Ma è normale, il climaterio  lo fa.

Lo fa, lo fa, signora mia. Il problema però non è la menopausa, ma l’uso della menopausa come paravento per le intemperanze.

Qualcuno mi sente e ribatte: il problema non è l’uso della menopausa come paravento, ma il non voler riconoscere che certe intemperanze sono proprie del climaterio. Che mi verrebbe da assolvermi, ma mi difetta l’innocenza.

Una donna, la più triste, dice una cosa interessantissima. Ha cinquantadue anni, in menopausa da un anno e una figlia di cinque, concepita naturalmente. Si sta separando e non riesce a darsi pace di come sia stata breve la sua vita: ne colloca l’inizio con la nascita della figlia, che l’ha resa madre e donna completa e la sua fine dopo pochissimo, con la menopausa. Ha dimenticato tutto il prima e non riesce a vedere un dopo. Viene voglia di abbracciarla, sembra piccolissima e sperduta. Dice proprio così: la mia vita è stato uno spazio brevissimo tra un’apertura e una chiusura. Sembra strozzata da qualcosa e mi fa un’enorme tenerezza.

La questione è ardua, pare che il trifoglio rosso faccia miracoli. Almeno quanto lo xanax. Ma correttamente abbinato agli isoflavonoidi di non so che e a un’altra cosa che mo’ non mi ricordo, dal nome impronunciabile.

E la secchezza delle fauci?, fa un’altra

Fauci??, sbigottisce un altro signore carino, curato. Con una bella barba.

Tutti ridono.

E’ per via di quella storia della vagina dentata, faccio io. Un po’ ci si confonde.

Mentre le ascolto mi viene in mente un’immagine, come una vignetta della Settimana Enigmistica: c’è una coppia e lei strilla, lancia oggetti, ride forsennatamente, piange, sposta tutti gli oggetti di casa, mentre lui resta impassibile. Nell’ultima lui è sulla soglia di casa, con le valigie in mano e dice: non ti amo più, hai la menopausa.

Inizio a ridere come una pazza. Le mie vicine mi guardano ma io rido, irrefrenabilmente. Penso tra me e me: pensa te se invece avesse avuto il cancro. E mi viene da ridere e piangere nello stesso tempo. Il climaterio lo fa, dicono.

Ma io non ci credo. O forse è che preferisco pensarmi più matta che vecchia, con tutto quel che ne consegue. Nel bene e nel male.

 

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Una Risposta to “Non ti amo più, hai la menopausa”

  1. flounder Says:

    Oggi la raccontavo a una mia collega, in un tragitto lunghissimo di bus. Un paio di signore sono intervenute, poi altre. Di tutte le età. Era bellissimo: un dibattito di femmine sul 271, tutte a parlare di gravidanze e menopause come se non ci fossero estranei o spettatori. La cosa più bella che mi sia capitata da quando sono a Roma.

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