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Mandala

giugno 30, 2014

Ho giorni che non assomigliano a niente, che non hanno sapore di passato e nemmeno disegni di futuro. Ho giorni che stanno, simili a un mandala di sabbia che pazientemente ogni mattina compongo e a fine giornata soffio via, perché non non mi creino illusioni nella mente.

Ho giorni diversi, distinti, nei quali limito al minimo la ripetizione.

Apparentemente si assomigliano, nell’usuale schema dei risvegli e delle notti, nella ripetizione forzata dei tempi del lavoro. Ma ogni istante è diverso, translucido, inusuale. Osservo la ferrea disciplina del respiro, del disegno, del colore che riempie il vuoto e mi specchia. Stasera ai blocchi monocolori per la prima volta ho sostituito improvvise e delicate sfumature, come sottili e imprevedibili metamorfosi e ho pianto di me, della mia pelle di serpente che si squama col sole e mi abbandona.

Sono i viola, i rossi, i colori caldi della terra e freddi del cielo, sono lo spettro dei miei spettri interiori. Sono la creazione a lungo negata, che torna e si fa spazio nelle mie fibre

Ho giorni di sabbia che scorre in decine di clessidre dai tempi molteplici, che capovolgo e ricomincio a osservare, come se non fossero i miei stessi giorni, i miei respiri. Ho giorni di mica e forse e perché e mine che brillano e si espandono in macchie di colore. Ho giorni a sé stanti, che non aspettano più nulla e si colorano di ricordi senza corpo, e poi fioriscono inattesi, di piccole cose.

Ho un centro che risplende e si eclissa, sono la mia caccia al tesoro, il mio premio, il mio indovinello segreto.

Sono la fame e la sete, l’alba e il tramonto, la stasi e la corsa, il caleidoscopio del tempo. Sono i miei sogni che mi impegno a sognare, sono l’impegno e la fatica di amare. Sono il silenzio che si fa più profondo, e i milioni di parole scritte dove nessuno può leggere. Sono la creta del mio vasaio, i versi del mio poeta, la notte che passa e mi attraversa.

Sono le minuscole particelle che si riposano sul fondo del bicchiere e l’acqua trasparente. Sono il bicchiere.

Sono il cammino che traccio ogni giorno per farmi strada verso di me, sono un passaggio obbligato, una vacanza da me.