Che tu sia per me coltello.

Poi viene un giorno, un giorno imprevisto, inatteso, in cui ti assestano la coltellata finale. Che poi a pensarci bene non è così: le conosco, io, le coltellate. Sono inferte per colpire, fare male, fosse anche solo per legittima difesa.
Invece no.
Viene inatteso il giorno in cui, con un bisturi fatto di parole, un’anima pia apparentemente uscita dal nulla interviene dolorosamente sulla carne, isola quell’ultimo pezzo infetto, suppurato, e lo estrude. Non importa quanto dolore faccia, non importa. E’ come quando si succhia via il veleno di una vipera, non importa quanto l’incisione debba andare a fondo, come quando si asporta un cancro radicato, e si scava in profondità. Non importa della cicatrice che lascia, l’importante è che la vita sia salva.
E’ stato così.
E’ stato sentirmi raccontare nei dettagli chi era l’uomo che ho amato più di ogni cosa al mondo, chi era davvero, cosa è stato, prima di me, mentre era con me. Farmi consegnare tutti i tasselli del puzzle mancanti. Non così tanti che io non potessi già individuare il disegno complessivo, ma quelli del dettaglio estremo, preciso. Quelli che hanno spiegato anni di buio e di dubbio. Quelli per la cui assenza mi sentivo insicura di me, delle mie percezioni, della mia capacità di intendere. Parole di donna. Precise e circostanziate come solo le parole di donna sanno essere. La voce che risuona e dice: non ho mai potuto dirtelo prima, e mi chiedevo come potessi non sapere.
Ho ascoltato con pazienza, per ore, provando un dolore di chirurgia a freddo, totalmente priva di anestetico.
Un dolore di intensità estrema, al quale ho retto stringendo i denti, senza versare una sola lacrima. Nemmeno una.
E poi innumerevoli punti di sutura a consolarmi, per rimarginare una ferita  già non più ampia in estensione, ma di una profondità che non credevo possibile.
Avevo i sintomi, è vero. Ma non conoscevo la stadiazione del male, la sua profondità.
Credo di essere libera, adesso.
Ho solo voglia di dormire. Dormire a lungo e svegliarmi senza memoria.
Sapere che è passato tutto, che non ero la visionaria folle che mi si voleva raccontare di essere. Sapere che è passato tutto e di poterlo finalmente dimenticare senza pentimenti, senza rimpianti.

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6 Risposte to “Che tu sia per me coltello.”

  1. Angelo Romano Says:

    Flounder!

  2. flounder Says:

    Eh. Sto un poco triste. Poi passerà.

  3. flounder Says:

    Ignoro se la mia inesistenza appaga il tuo destino, se la tua colma il mio che ne trabocca,se l’innocenza è una colpa oppure si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me, di te tutto conosco, tutto ignoro. (Montale.)

  4. Claudia Says:

    Vorrei abbracciarti. Forse perché, abbracciando te, conterrei nello stesso abbraccio anche me e tutte le parole che ancora mi accoltellano. E i dannati ricordi che mi fottono il cervello. Grazie Flounder, chiunque tu sia dietro questo pseudonimo soffice, quasi flessibile, mi hai fatto sentire meno sola.

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