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Saturnalia

novembre 25, 2014

E insomma si dice che Saturno se ne è uscito da dove stava, da quel posticino che per un paio d’anni si era ricavato in una nicchia proprio vicino vicino a me. Era terribile, ‘sto Saturno qua: come appena prendevo sonno mi tozzoliava e mi svegliava di soprassalto. Come appena mi rilassavo un momento, ci metteva un carico bomba. Pare che dovesse insegnarmi qualcosa: il senso della perdita, per esempio. Il rinnovamento, il taglio dei cordoni. Pare che fino a che non avessi preso almeno un sette più, non si sarebbe schiodato dalla cattedra, che la mera sufficienza non gli bastava: Saturno è uno di quelli che esige la perfezione e ti rimanda a settembre.

Me ne sono accorta, quando è uscito. Pensavo che, coerente con quello che ha fatto negli ultimi due anni, avrebbe lasciato la porta aperta e sarebbero entrati spifferi gelidi e qualche cane randagio. Invece ha fatto le cose per benino. Ha messo tutto in ordine ed è uscito di soppiatto, accostando la porta piano piano per non farmi sobbalzare. E in questo scorcio di novembre la mia vita profumava nuovamente di pulito. Mi ha detto che torna, per qualche mese ancora, ma solo per gli esami di fine corso. Che andranno bene, ne è sicuro: negli ultimi tempi sono stata una brava allieva, ho recuperato gli arretrati e rinforzato le basi.

Mi ha insegnato che nella vita si perde solo quello che non occorre più, che il dolore serve a scavare un rifugio soffice per riposare, che quando ci si mette di buona lena ad imparare, le lezioni diventano via via più facili. Saturno mi ha insegnato a sorridere di nuovo, dopo avermi tirato a lungo in giù gli angoli della bocca e degli occhi. Mi ha insegnato che le lacrime sono della stessa sostanza del mare e che con una zattera ben costruita ci si può navigare in mezzo e veleggiare lontano, alla scoperta di nuovi paesaggi.

Ho smesso di pensare a ciò che non avevo per guardare ciò che ho, ho smesso di concentrarmi su quel che ho perduto per osservare finalmente quel che ci ho guadagnato.

Dicembre è il mio primo giorno di scuola, il primo mese senza Saturno contro e col vento a favore: guardo l’agenda e sorrido. Ho la casa piena di gente: questa casa è un albergo, e la cosa non mi dispiace. Chi entra, chi esce, chi cena, chi dorme, chi ricompare dopo anni e anni, chi compare per la prima volta. Ho partenze e ritorni: treni, aerei, vacanze progettate e improvvisate. Ho il gelo nordico, ad attendermi, sotto le mille luci di Natale, e Petra e i Wadi nelle luci di Capodanno.

Ho gente che mi attende, un po’ ovunque e gente che attendo, ferma al mio posto. Ho occhiali nuovi, per ricominciare a leggere e vedere tutte le cose che mi sono vicino. Ho capelli corti cortissimi che mi danno forza, come Sansone. Ho i muscoli. Ho sogni che traduco in azioni. Ho la voce che vibra e i miei concerti di Natale.

Ho voglia, una voglia terribile, di progettare cose belle. Di non stancarmi delle cose belle.

Chiedo a Saturno se ha voglia, nel corso del prossimo anno, di venire con me a Cartagena de las Indias. Dice che è impegnato, ha un ciclo di lezioni in un altro segno e non può prendersi nemmeno un giorno di ferie. Ecco. Ho voglia di andare a Cartagena de las Indias: l’ho saputo ieri sera, riascoltando le parole di Aureliano Buendìa e i racconti di Melquìades.

E quanto durerà tutto questo andirivieni del cazzo, Saturno mio?

Anche tutta la vita, chérie.

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In sintesi. Molto in sintesi.

novembre 12, 2014

Sono qui. Tutta qui.
E attraverso molti momenti di imprevista felicità.