Guardando più a Nord

Che poi non so come succedono queste cose: all’improvviso, da che soffrivo il freddo, mi sono scoperta felice nel freddo, a camminare col vento gelido che mi sferzava le guance fino a farle lacrimare. Un freddo vero, Amburgo, non quel freddo che intendiamo noi terroni quando nello spostarci da Napoli a Firenze cominciamo a invocare il paese del sole.

Amburgo mi ha fatto piacere la Germania. Più di Colonia, più di Berlino. Sarà quel tono imperativo anche nei saluti misto a un’accoglienza festosa, sarà che  non mi pareva vero di essere in vacanza, una vera vacanza, e avere del tempo tutto per me, da assaporare tra un caffè da passeggio, un wurstel, frittini di ogni tipo e gluhwine. Una vacanza vera, non un tempo rubato al lavoro.

Mi sono piaciuti i musei, che in Germania sono più belli che altrove: accoglienti, pieni di bambini presi da mille attività, con degli apparati didattici che ne esci migliore, più vicina all’umanità.

Il giorno ad Amburgo arriva a giorno inoltrato, a cose fatte, quando i destini sono in parte tracciati: il giorno inizia nel buio assoluto e si rivela piano piano, quando tutto è ormai in movimento da ore. Il giorno sono le marine di Caspar David Friedrich e le nature morte di Max Beckmann, è la città nuova, sui canali, così simile a Dublino e così melomane. Il giorno è Blankenese, elegantissimo villaggio di pescatori. Troppo romantico per non desiderare che sia giorno e notte, per risvegliarsi sul pelo dell’acqua, in quest’alba che non arriva mai.

Il giorno sono le botteghe di Sternschanze e i murales e i grandi mercati di alberi di Natale da cui la gente viene via col suo trofeo pesantissimo.

Il giorno sono Karla e Boris, silenziosissimi e ospitali, in una casa in cui ogni oggetto è una storia che si racconta. E’ Herr Rossi, che importa solo vino italiano e non pronuncia una sola parola che sia una che non sia tedesco. E’ il parrucchiere sotto casa, che tinge i capelli di mille colori, sono le biciclette anche alle quattro del mattino, nel gelo e nel silenzio assoluti. E’ l’artista che vive in una casa senza acqua né corrente e il sabato espone le sue tele al Flea Market di St.Pauli. Il giorno sono i laghi e le barche e le gallerie sfavillanti e i riflessi della chiesa di San Michele e del sole nei grattacieli.

La notte per converso scende presto, e la sensazione esatta è quella di uno spazio di poche ore in cui godere della luce, il che richiede una pianificazione esatta e accurata delle attività diurne e notturne. Forse è per questo che si godono la vita: sanno che è concentrata, brevissima.

La notte è Reperbahn e le sue luci rosse, gli ubriachi loquaci della stazione centrale, Kim il coreano che mi adotta subito come cliente fissa e sorride con i suoi occhi a mandorla e il suo inglese gentile e le sue tante birre. Che per una volta tanto non bado al puzzo di fritto, tanto è buona la sua cucina di latte di cocco e kimchi che toglie il fiato. La notte sono i mercatini di Natale di luci, giostre e gente che chiacchiera, chiacchiera, chiacchiera, tra l’ennesimo punsch e le candele tremolanti. La notte è la musica classica in metropolitana. La notte è la metropolitana tutta la notte.

Si amano i luoghi come le stagioni e il tempo dell’essere: in alcuni momenti ci si sente sudamericani, in altri mediterranei, in altri profondamente orientali. Questa volta sono andata incontro al Nord e mi sono lasciata prendere, sfidando un abbraccio in superficie freddo e nel profondo accogliente. Amburgo è una somma di sorrisi che vengono da ogni dove: sguardi turchi, nasi greci, biondezze da passeggio, lingue che si mischiano e si incrociano insieme alle centinaia di lucchetti coi cuoricini sparsi un po’ ovunque, sulle centinaia di ponti che collegano ogni parte della città. E’ una città di cuori che vanno e vengono, di addii e nuovi incontri.

Ad Amburgo fai una passeggiata a Landungsbrucken, prendi un panino con la sarda e bacia il primo che passa, mi hanno insegnato.

Perché?

Perché baciare è bellissimo, e con quel retrogusto di sarda diventa più selvaggio.

Storie di marinai.

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3 Risposte to “Guardando più a Nord”

  1. lisa Says:

    ommadonna mia, flo’.
    marooooooonna tu non sai, non puoi sapere, ma.
    ma fidati.

    io sto impazzendo dalla voglia di baciare un marinaio – Amburgo, Firenze, Trieste boh, fate voi per me fa lo stesso.
    Però acciughe, acciughe salate – megli ol’ariga, se proprio dobbiamo -, burro agliato e un po’ di pane nero.
    E poi lingua, tanta lingua.

    (e poi la smetto eh, tranquilli si scherza)

    facciamo in modo di vedersi, eh – magari qualche ora dopo lo spuntino suddetto, eh.

    🙂

    baci, tònnatèdesken, ja!

    • flounder Says:

      Ma guarda, te li lascio tutti. Per una vita ho baciato solo rospi e marinai metaforici. (Adesso bacio solo cuccioli di ingegnere, piccoli principi non azzurri e poche altre categorie :-D)

  2. lisabeat Says:

    ahahah, ma anch’io mi sono votata ai cuccioli di ingegnere, buoni pastori fiorentini.
    giovini, però si faranno dai.
    biscottino, carezzina, pat pat sulla testolina e via scodinzoli, andare.

    rospi basta, marinai non ne ho mai provati, però sono recidiva nei desideri.
    bah, vedremo eh.
    (per me, le altre categorie protette sono gattyini pucciosi e nonne affettuose ;D )

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