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If she’s not your first and last thought of the day, let her go. She deserves better.

febbraio 13, 2015

In tutto questo tempo, in questi ultimi mesi, ho capito che l’amore richiede esubero di energie. Non vuoto da colmare, non mancanze da riempire, ma un brulicare di forze, un traboccare che chiede di espandersi.

Ma io sono stanca, fisicamente e mentalmente, e ho energie che bastano solo a me.

Lasciata a me stessa, il venerdì, alle cinque del pomeriggio, indosserei il pigiama e andrei a dormire. Sarebbe la maniera più adatta di volermi bene. Ma non lo faccio per principio, ho deciso che se non posso sormontare la stanchezza, almeno non voglio soccombere.

Questa città mi stanca, è piena zeppa di cose, fatti, persone. Io non riesco a starle dietro. Mi tocca, mio malgrado, rallentare, cercare angoli di pausa, parentesi soffici. Mi tocca scegliere, selezionare.

Dico no a chi vorrebbe amarmi vicino vicino, perché so che non potrei ricambiare, adesso, allo stesso modo. Mi farebbe sentire tremendamente in debito, in difficoltà. Mantengo quell’irriducibile onestà di fondo che è anche una forma sottile di castrazione.

E tuttavia non riesco a essere scontenta. Mai, nella mia vita, ho avuto così tante attenzioni da dedicare a me stessa invece che ad altri. Scopro di essermi finalmente fidanzata con me. E’ stato un lungo e insistente corteggiamento, non sapevo come prendermi né come farmi contenta. Ho impiegato mesi, per conquistarmi e alla fine ho ceduto a me stessa.

Questo è il mio san Valentino, questo senso di pienezza che mi completa ma non trabocca ancora. So che non durerà: la vita è fatta di vuoti e pieni. Questo è un perfetto momento di equilibrio, da un passato vuoto a un futuro tracimare. E tanto mi basta.