Segredos

o desejo

In quel preciso momento l’uomo si disse:
che cosa non darei per la gioia
di stare al tuo fianco in Islanda
sotto il gran giorno immobile
e condividere l’adesso
come si condivide la musica
o il sapore di un frutto.
In quel preciso momento
l’uomo stava accanto a lei in Islanda.

(Borges)

Sono tornata a Lisbona.

Lo desideravo da anni, e in modo insistente, quasi doloroso, dopo aver visto, qualche anno fa, le foto di Daniel Pedrogam al cimitero di Prazeres.

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Di Lisbona portavo ricordi confusi, pur essendoci stata già tre volte. Ma tutte e tre le volte – come pure questa quarta – mi avevano lasciato insoddisfatta: la prima ero poco più che adolescente, con i miei genitori, e non mi sentivo libera di esplorare, la seconda ero di passaggio, un giorno o due, la terza era in un momento preoccupato e doloroso della mia vita ed ero a Lisbona di nascosto, in incognito, con un peso sul cuore che accompagnava ogni mio passo e la testa completamente altrove, a mia figlia che stava male di un male che ancora non aveva un nome e ci ha tenute impegnate per diversi anni a venire.

Delle tre volte non porto nessuna fotografia, solo un ricordo confuso di luoghi che nella mappa mentale non avrei saputo bene dove situare. A differenza di altre città, nelle quali sono stata anche una sola volta, e che ho imparato a dovere, memorizzando i percorsi nelle gambe e negli occhi, di Lisbona portavo solo sensazioni: il vento, che la  sera si fa fresco, e rende l’aria sempre leggerissima, priva degli odori del traffico, dell’umidità delle nostre città; la luce, che è obliqua e traccia ombre lunghissime; il cielo, che mi è sempre parso più concavo che altrove, come se la volta celeste fosse più distante e maggiormente percepibile, una sensazione che non ha niente di scientifico e nemmeno so definire bene. Un cielo immenso e a un tempo protettivo, come nelle parole di Bowles: « Una stella nera appare, un punto oscuro nella chiarità del cielo notturno. Luogo oscuro e punto di passaggio verso il riposo. Raggiungilo, attraversa il fine tessuto di questo cielo protettivo, riposa. »

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In ogni caso, mi ero convinta che in passato l’incapacità di fissare i punti e le coordinate di questa città fossero dipesi da me, dalla mia scarsa capacità di osservazione, dal poco tempo, dalla distrazione che mi aveva accompagnato e che questa volta, con molti più giorni a disposizione, l’avrei imparata.

La verità è che non sapevo che Lisbona è inimparabile, che sta lì, placida e accogliente, ma continuamente cambia le cose di posto. E le cambia in un modo stranissimo, come in un racconto surreale, in cui incontri sempre le stesse persone, ma ogni volta in un luogo differente, mentre fanno altro. E ogni volta che  cerchi una strada, una percorsa il giorno prima, due giorni prima, perché lì hai un preciso punto di riferimento per trovare un’altra cosa che pure stavi cercando, ti affacci invece su un nuovo cortile, una nuova piazzetta, una scalinata che – lo giuro, posso giurarlo sui miei occhi, sui miei piedi, sui miei sensi tutti – il giorno prima non c’era.

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Pensavo, passeggiando nei giorni, a moltissime possibilità di racconto: da quelli esistenti, come Lontana di Cortàzar, in cui Alina Reyes sente di avere un suo doppio in un’altra città  o Il giardino dei sentieri che si biforcano, di Borges, per quel ripetersi di dedali di strade punteggiati ovunque da librerie e testi che rimandano ad altri testi visti in altro quartiere.

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O a una storia da scrivere, sulla falsariga di quelle, in cui da una scalinata di Lisbona il protagonista si ritrova a Napoli e da lì risale per Tangeri e ogni volta, come è capitato a me, i personaggi che incontra sul suo cammino sono sempre gli stessi, vestiti in guise differenti: il suonatore di mandolino che diventa un mendicante e un professore di archeologia lusitana, la danzatrice di coladeira che altrove si fa principessa fenicia e donna delle pulizie. E ogni volta il protagonista è sicuro di trovarsi nel luogo esatto che vede, salvo svoltare l’angolo e dover ricominciare daccapo in questa ricerca in cui viene costantemente accompagnato da volti noti che lui riconosce e che si rifiutano di riconoscerlo e fornirgli certezza di essersi incontrati un attimo prima, in altra veste, in altra città che è però sempre nello stesso luogo. Una cosa così, insomma.

Ora, in questa città che cambiava continuamente di fisionomia e sparigliava le strade e i vicoletti, io nemmeno mi sono sentita tanto presente a me stessa: avevo l’impressione di andare in giro con tutti gli uomini della mia vita. La cosa strana è che io non ci sono mai stata con nessuno dei miei uomini e sempre avrei voluto, quando ero innamorata, andarci con qualcuno, ma per un inspiegabile motivo non ci sono mai riuscita, e credo a questo punto non sia un caso.

Straniata, sdoppiata in una serie di me di varie epoche ed età, ho percorso quartieri, mangiato, ascoltato musica e visto paesaggi in una costante compagnia di fantasmi sentimentali, che invece di essere lievi e impalpabili erano pesantissimi. Ne sentivo le voci, gli odori, con la sensazione esatta che ognuno, nella sua porzione di città assegnata dalla mia immaginazione, si comportasse esattamente nel modo noto che li contraddistingue, ne apprezzasse determinate sfumature e caratteristiche.

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Non so come e perché questo sia stato possibile: non soffro di nostalgie amorose e non mi era mai capitata una cosa simile, ma in ogni quartiere, più confacente alla personalità dell’uomo amato, ne ho sentito dolorosamente la mancanza. Ora lo so che verrà banale parlare di saudade e infatti vorrei rifiutarmi di usare questa parola, ma questa strana forma di nostalgia, di presenza/assenza si è completamente impadronita di me in ogni momento. Non erano rimpianti, no, era proprio come un esserci, in qual momento, di fianco a me, facendo le cose che avremmo fatto se fossimo stati insieme e commentando come avremmo commentato.

Ho dormito male, durante tutto il tempo. La strada era rumorosa, ma molto di più i miei sogni, che proseguivano le sensazioni del giorno e aggiungevano nuovi particolari.

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Non so molto di Pessoa, così mi sono comprata Il libro dell’Inquietudine. L’ho preso in portoghese, per proseguire il mio sforzo mediterraneo e cercare di capire se non sia lì la chiave, se in questi giorni abbia portato in giro una sola me o tutte le me che conosco e che ho conosciuto e forse anche qualcuna che mi è sfuggita o non mi è ancora capitato di incontrare.

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So che sono ripartita con un sentimento di incompiuto. So, come scrive Pessoa, che ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo e ho visto come attraverso un caleidoscopio, immagini riflesse e rifratte. E che mentre ero a Lisbona, avrei voluto essermi accanto a Lisbona.

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Meu amor, porque me prendes?
Meu amor, tu não entendes,
Eu nasci para ser gaivota.
Meu amor, não desesperes,
Meu amor, quando me queres
Fico sem rumo e sem rota.

Meu amor, eu tenho medo
De te contar o segredo
Que trago dentro de mim.

Sou como as ondas do mar,
Ninguém as sabe agarrar,
Meu amor, eu sou assim.

Fui amada, fui negada,
Fugi, fui encontrada,
Sou um grito de revolta.

Mesmo assim, porque te prendes?
Foge de mim, não entendes?
Eu nasci para ser gaivota.

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8 Risposte to “Segredos”

  1. aitanblog Says:

    Hai scritto un post bellissimo su un posto bellissimo in cui ho paura di tornare. Come dico spesso, Lisbona è l’unica città d’Europa in cui ho avuto la sensazione di essere altrove e, allo tesso tempo, di sentirmi a casa. Mi sembra che l’Europa sia diventata tutto un grande centro commerciale in cui compri le stesse cose con la stessa moneta. Ma Lisbona era diversa. E io ci manco dallo scorso millennio con il timore dentro di tornare e trovarla “uguale”.

    Eppoi, questo fatto dei personaggi che si incontrano sul “cammino e sono sempre gli stessi, vestiti in guise differenti” mi ha fatto sorridere lungamente. Io, l’ultima volta a Lisbona partì da solo e portavo a spasso con me un mio fantasma di donna. Poi lì ho conosciuto una persona che è stata la mia compagna per molti anni, ed entrambi avevamo l’impressione di incontrare dappertutto un giovane vestito in modi diversi e in diverse occupazioni affaccendato. Tanto che cominciammo a pensare che fosse un detective, un investigatore privato, e cercavamo di evitarlo; ma ce lo ritrovavamo davanti nei posti e nei momenti più impensati.

  2. flounder Says:

    Stai tranquillo. Ancora poche catene commerciali e solo alla Baixa. Per il resto è ancora la Lisbona dei cellophane vicino alle vetrine per evitare che il sole scolori gli oggetti esposti.
    Adesso mi metto a studiare il portoghese, ho deciso.

  3. giuliozu Says:

    C’è molto Borges (Finzioni) in quei personaggi che ricorrono rincorrendoti, e nel post ci sei tu, con la tua complessità, bella quanto la colorata malinconia che hai saputo esprimere con le foto (mi riferisco all’intero album).

  4. Giovanni Monasteri Says:

    Ci sei andata anche coi tuoi amori letterari a Lisbona. Con Cortàzar, con Borges, con Calvino…
    Io non sono mai stato a Lisbona, ma un po’ conosco te, anche attraverso ciò che scrivi, e devo dire che la città di cui racconti ti somiglia molto. Questa inafferrabilità, questa mutevolezza… Immagino che le persone che ti conoscono bene scoprono ogni giorno, in te, qualcosa che prima non c’era, o non si vedeva, e sempre la visione, la nuova cognizione, è nitida e precisa.
    Leggendoti, ad esempio, scopro, anzi so che sai essere anche astuta e accorta, perché la tua scrittura è molto, molto sorvegliata. Ma questo non t’impedisce di abbandonati al piacere di percorrere strade impreviste e non presenti nelle tue mappe.E poi le persone che incontri in vari posti, e sono sempre le stesse. Sai che è successo anche a me, a Nocera inferiore? Era una specie di barbone, e la cosa più strana è che mi somigliava.
    Pessoa ha ragione: muovendoci nei luoghi fisici, seguiamo una geografia interiore, e niente possiamo incontrare e vedere che non sia in noi, che non sia noi. E poi ci sono i cosiddetti luoghi dell’anima, più vicini al nostro centro e perciò popolati da tutti i nostri fantasmi… mannaggia a sta tastiera del cellularo, che devo scrivere 4 volte ogni parola. Cosa ci stavamo dicendo?

  5. Francesca Canobbio - rosadstrada Says:

    sì, così è portoghese…
    quando cambi il tema di wordpress?

  6. riccionascosto Says:

    Lisbona per me è come il tango… nel senso che nella mia vita molte volte ho voluto incontrarli, ma non è ancora arrivato il momento.
    (Il libro dell’inquietudine, invece, quello sì, ma è così denso che l’ho letto a tratti. Un brano al giorno, come fosse un diario)

    Prima o poi ci riuscirò, però…

  7. llisaah Says:

    Lisbona è, insieme a Trieste, una delle mie città preferite (o forse le sostituirei Oporto, ma insomma -siamo sempre là).
    Posti di marinai, di vento, di saudade.

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