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La storia di Pigeon.

luglio 15, 2016

(Questa volta diamo asilo politico a una giovane, piccola, petalosa scrittrice alla sua prima esperienza. Perché i giovinetti e le giovinette vanno sostenuti, apprezzati e incoraggiati)

Quel giorno Pigeon si alzò in modo diverso dalle altre mattine, con un  profondo senso di vuoto che lo accompagnò durante tutto il tempo della sua routine mattutina. Mentre si guardava allo specchio per aggiustarsi i capelli o preparava il caffè, perfino sotto la doccia, si sentiva incompleto.
Quella mattina non badò alla scelta dei vestiti, non si sistemò nemmeno il colletto della giacca né i lembi della camicia nei pantaloni, uscì addirittura senza cintura rischiando ogni due passi di restare in mutande per la strada, cose che capitano ai tipi magri.
Insomma è proprio così che, quella fatidica mattina, uscendo, notò lo sguardo delle persone che lo circondavano. Gli passavano di fianco quasi ignorandolo, con un accenno di disprezzo sul viso. Lo reputavano quello ‘strano’.
Pigeon proprio non capiva. O erano gli altri a non capire? Si, sicuramente erano gli altri. aveva passato 43 anni a lottare, a cercare la libertà, ed ora tutti sembravano andargli contro.
Era ovvio, non sapevano affatto ciò che lui aveva passato, altrimenti lo avrebbero guardato con ammirazione, gli avrebbero fatto un sorriso sincero, di quelli comprensivi, e gli avrebbero dato una sonora pacca sulla spalla.
Ma partiamo dal principio, anche perché il vuoto di cui stiamo parlando è un vuoto differente da tutti i vuoti che si conoscono. Nessuno ha idea di cosa di provi, nessuno ha mai potuto verificarlo.

Fu infatti nell’estate del ’76 che, giocando a campana, Pigeon si rese conto di quella cosa fastidiosa che gli stava addosso, continuamente, senza mai staccarsi. Così nera, così poco originale, proprio non si spiegava come quella potesse garantire l’esistenza e dargliene certezza.
Inizialmente provò a socializzarci, poi provò a scappare per liberarsene ma nulla, l’ombra restava sempre lì.
Fu solamente dopo diversi anni di svariati litigi e incomprensioni, all’età di 13 anni, che l’ombra, conosciuta anche come Pierre, decise di svegliarlo per farlo andare a scuola.
Ora, pensò Pigeon, fin quando Pierre si rifiuta di socializzare va bene, ma che dal nulla decidesse di partecipare indisturbato alla sua vita tranquilla, proprio no.
Quel giorno infatti cominciò il liceo, tutti lo salutarono e gli sorrisero notando quella sua strana particolarità, quell’ombra che, pur essendo attaccata a lui, aveva vita propria e se decideva di girare a destra, Pigeon avrebbe dovuto girare a destra, se decideva di mangiare spinaci alle 8 di mattina, anche Pigeon avrebbe dovuto mangiare spinaci alle 8 di mattina.
Ovviamente questa cosa aveva molti difetti, ma come ripudiare tutti i pregi e quanto c’era di positivo? Infatti durante i compiti in classe o gli appuntamenti con le ragazze, Pierre aveva sempre ottimi consigli; una sorta di sapere innato, divino, o forse era più intelligente di quanto pensassero.
I momenti peggiori però erano quando litigavano, quando va bene che bisogna capire l’altro ma non è detto che bisogna fare tutto ciò che desidera. E proprio in quei momenti Pigeon provava a staccare la sua ombra e tutto ciò che riusciva a sentire era un leggero solletichio sotto i piedi.
Gli anni passarono e nonostante i vari battibecchi riuscirono a trovare una sorta di equilibrio, come lo Ying e lo Yang, il male che accetta il bene e il bene che accetta il male.

Così, al secondo anno di università, ascoltando l’ennesima lezione sul codice penale, notò questa ragazza, bellissima.
Passarono lezioni intere a guardarsi, sguardi nascosti sotto i libri, ad accennare sorrisi. Fin quando Pierre, stanco della timidezza di Pigeon, decise di andare dritto e così fece anche Pigeon.
Smeralda si chiamava, che bel nome, in sintonia con i suoi occhi verdi, e soprattutto, con la sua ombra.
Cominciarono a sentirsi, ad uscire, e lei sembrava apprezzare anche Pierre, sebbene fosse un po invadente.
Vi lascio immaginare la prima volta che Pigeon la invitò a casa e la prima volta che sperimentò cose nuove… quella presenza indiscreta che creava imbarazzo, che non sapeva dove mettersi, facendo stare tutti un po stretti.
Passarono i mesi, alla fine si abituarono, nemmeno lo notavano più e Pierre si sentiva poco amato, poco valorizzato.
Soprattutto quando nacque il primo figlio, Gianpaolo, Pierre non sapeva proprio come comportarsi. Come li avrebbe presentati Pigeon? come lo zio? o forse un amico stretto? e se invece non glielo avesse voluto presentare?

Fu così che l’ombra, una notte, scoprì ciò che da sempre avrebbero voluto sapere. Infatti la notte, il sonno, la fragilità di chi dorme, rendono possibile la separazione.
Da quel giorno, ogni notte, Pierre giocava con Gianpaolo, che di giorno, ovviamente, essendo molto stanco, passava sempre meno tempo con il padre.
Pigeon proprio non riusciva a spiegarsi come questo fosse possibile, perché il bimbo era sempre così stanco? Lo portarono dai migliori medici, dagli psicologi, magari era una patologia nuova, diversa, ma nulla. Era solamente mancanza di sonno, così gli dicevano.
Ma una notte l’ombra fece ciò che un’ombra non dovrebbe mai fare, prendere il posto della persona stessa. Infatti non appena Pigeon si addormentò sul divano, lui si staccò ed andò in camera. Ciò che successe mi sembra abbastanza ovvio e non merita di essere raccontato, ma tutto ciò che dovete sapere è che non si trattò di un vero e proprio tradimento in quanto Pierre era parte di Pigeon e, soprattutto, la moglie non sapeva che si trattasse di lui per via del buio e dell’incredibile somiglianza.
Qualche settimana dopo Smeralda scoprì di essere incinta e nei mesi che seguirono la gravidanza si verificarono cose sempre più strane. Pierre curava con molto amore Smeralda e lei apprezzava tutte le sue attenzioni.
Pigeon, dal canto suo, impegnato per via del lavoro, non aveva fatto caso a ciò che stava accadendo e ogni sera, stanco, una volta tornato dal lavoro, tutto ciò che desiderava era dormire.
Smeralda non era più contenta della sua vita: sposare un uomo non vuol dire sposare la sua ombra, ma la sua presenza e questo la rendeva molto infelice.
Così 9 mesi dopo nacque una bambina e i genitori restarono un po di stucco guardandola, eccetto Pierre, perché lui sapeva.
Era snella e lunga, metà chiara con un occhio verde e le labbra rosate, metà nera come la pece, con un occhio blu e le labbra cianotiche.
I medici avevano pensato ad una mancanza di ossigeno, al morbo di Raynaud, emofilia, leucemia, ma nulla sembrava portare verso quella strada perché, di fatto, la bambina era sana.
Shadow cominciò a crescere, una bambina felice ma molto timida, che stava sempre sulle sue, un po come il padre, e, cosa più strana, non possedeva un’ombra e quindi si sentiva, la maggior parte del tempo, sola e alquanto confusa. Potete immaginare cosa voglia dire mischiare i pensieri di un’ombra a quelli di un uomo? un’intelligenza che non ti sai spiegare, continue indecisioni, mancanza totale di stabilità.

Smeralda in tutto ciò capì che doveva reagire, capì che doveva distrarsi, crearsi una vita e non dipendere da quella del marito.
E così, una notte, si rese conto di Pierre, vivo e vegeto, che guardava la luna dalla cucina.
incredula gli si avvicinò, lo toccò, ma al buio come Psiche fece con Amore. Imparò le sue forme, ascoltò la sua storia e le sue idee. Fu una notte molto intensa, era un misto di eccitazione e genialità, un incontro tra Bill Gates e Gandhi.
decisero di vedersi tutte le sere, e di continuare a conoscersi. Era come uno sfogo, una via di fuga dalla quotidiana monotonia della vita.
Cominciò quella che oggi viene definita come una storia di alta infedeltà, ma non fisica, capiamoci.
O meglio si, ma quello dopo.
Cominciarono ad essere amanti intellettuali, facevano quanto più di erotico ci sia sulla terra, si leggevano poesie, si sussurravano i desideri che la sera chiedevano alla luna, e si confidavano quello che di più oscuro esista nell’animo umano, le proprie paure e fragilità.
In fondo era contenta che fosse Pierre il padre di Shadow e anzi, non ne rimase molto sorpresa.

Una notte successe però qualcosa di stranamente insolito.
Pigeon si era alzato e, grattandosi il sedere, era arrivato in cucina per bere un bicchiere d’acqua.
Quello che trovò gli parve piuttosto bizzarro.
Lo stesso fu per Pierre.
La cosa era abbastanza logica, ma nessuno dei due se ne capacitava, il legame era rotto, si era spezzato.
E non nel giro di pochi giorni, ma nel giro di anni, nottate, chiacchierate.
L’ombra aveva imparato l’arte del vivere, dell’amore e così non aveva più bisogno di dipendere da un corpo.

I mesi passarono e Pigeon si ritrovò a dormire sul divano, i bambini lo chiamavano per nome e non più papà.
cosa poteva mai fare? una terapia di coppia+ombra? dividere i beni e partire per le Maldive? eh no, perché Pierre era lui, o lui era Pierre, insomma questo Pierre si sarebbe tenuto tutto e lui sarebbe rimasto povero e solo.
Così un giorno decisero di partire, lasciandogli casa e beni, perché tanto un’ombra la sa lunga, avrebbe trovato un lavoro geniale e condotto una vita felice con sua moglie e i due figli.
Pigeon voleva andare con loro ma poi ripensò e capì. Quanto gli aveva dato fastidio la sua ombra in tutti quegli anni?
Ora non sarebbe potuto diventare lui l’ombra, far dipendere la sua infelicità dagli altri e fargliela pesare.
Ora avrebbe dovuto ricominciare, libero, la sua vita.

Quel giorno Pigeon si alzò in modo diverso dalle altre mattine, con un profondo senso di vuoto che lo accompagnò durante tutto il tempo della sua routine mattutina. Mentre si guardava allo specchio per aggiustarsi i capelli o preparava il caffè, perfino sotto la doccia, si sentiva incompleto.
Quella mattina non badò alla scelta dei vestiti, non si sistemò nemmeno il colletto della giacca né i lembi della camicia nei pantaloni, uscì addirittura senza cintura rischiando ogni due passi di restare in mutande per strada, cose che capitano ai tipi magri.
Insomma è proprio così che, quella fatidica mattina, uscendo, notò lo sguardo delle persone che lo circondavano. Gli passavano di fianco quasi ignorandolo, con un accenno di disprezzo sul viso, lo reputavano quello ‘strano’. ma Pigeon stavolta capì.

***
E per quelli come me, con poca fantasia, che amano i finali da bravi nevrotici ossessivi o semplicemente da perfezionisti, che non sopportano una fine da immaginare, perché, d’altronde, che ne sai se la fine che stai immaginando è quella giusta?

(Guardò tutti i passanti, felici con la propria ombra. capì che tutto quello che avrebbe dovuto fare era cercare un’equilibrio, non il bene col male e quelle cazzate li, avrebbe dovuto imparare a conviverci bilanciando, lasciargli il posto che meritava, senza dargli troppa importanza e senza svalutarlo nemmeno. Svrebbe dovuto trattarlo da ombra, e non da amico, zio, maestro o guida. Ombra, semplicemente.
E, molto probabilmente, non avrebbe mai dovuto presentargli sua moglie.)

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