Archive for the ‘tangerine dreams’ Category

Tangeri è l’amore impossibile. Tangeri è la fidanzata del Nord. Tangeri è sposata con l’Est. Tangeri è il Paradiso.(cit.)

febbraio 6, 2011

Sache qu’en vérité
Nulle Andalousie
N’est ici à regretter
Car seules piété et bonnes actions
Sont de notre effort meilleure provision

 

Mi è cara l’idea che le mie foto contengano porzioni di mondo che posso titolare a mio piacimento.
E in generale mettere i titoli è la cosa che mi diverte di più. Che siano scritti o scatti, è la messa a fuoco personale.
A volte torno indietro e scopro che il titolo conteneva più di quanto avessi consapevolmente in testa, come se qualcosa si fosse intrufolato oltre la soglia vigile e avesse parlato direttamente all’inconscio.
Come se tutto quello che viene scritto o fotografato fosse il pretesto per arrivare – in modo contorto, lo ammetto – a una definizione più scarna.
A Tangeri c’era un’atmosfera diversa da tutto il Marocco visto in precedenza.
Innanzitutto c’era il Mediterraneo.
Poi c’era il vecchio continente abbarbicato alle fondamenta della città, in modo indissolubile.
Pensavo fosse simile a Napoli, e invece era simile a Napoli.
Che sembra una frase priva di senso, ma invece il senso c’è tutto.
Sono quei posti costruiti per strati, dai quali non puoi togliere una sola pietra che sia una, che farebbe rovinare tutto il resto.
Quei posti che quando ti pare di essere sul punto esatto di arrivare a definirli, d'improvviso ti mostrano altro e ti scardinano quello che ti sembrava di aver visto.
Nel pomeriggio siamo andati a passeggio sulle alture della città.
C’è un posto incredibile, una necropoli punico-romana che ospita novantotto tombe.
Novantotto ferite nella roccia, di dimensioni varie.
E’ uno spazio aperto sulla collina, dove il pomeriggio si radunano famiglie, amici, coppiette.
Di fronte c’è Gibilterra.
Ad est il Mediterraneo, ad ovest l’Atlantico.
Siedono tutti e guardano in lontananza.
Sono sguardi misti, ho passato il tempo a cercare di raccoglierli. Sono le uniche foto che ho scattato con passione, contenevano qualcosa che al momento non sono riuscita a spiegarmi.
A casa, nel riordino e nella titolazione, continuavo a non capire, benché la cosa fosse evidentemente sotto i miei occhi.
Questa gente guardava lontano, con attitudini diverse.
Per alcuni era una visione di futuro, di speranze di vita migliore.
Riprendevo lo sguardo di due uomini e una bambina e pensavo che il titolo di quella inquadratura sarebbe stato: Ala-Med, come il nome dei fondi strutturali che l’Unione Europea concede a tutta una serie di paesi in transizione, perché diventino più simili a noi.
In un’altra visione c’era uno sguardo sul passato, una nostalgia. Come nel sogno delle Andalusie Perdute di cui vagheggiava Berque, quest’Atlantide di noantri, quest’Eden mozarabe  che ci siamo lasciati sfuggire. La voce che fa appello a “quest’Andalusia da ricostruire infinite volte, di cui portiamo in noi sia le macerie accumulate che l’instancabile speranza”.
Ne salvo solo una. L’ho intitolata: Il passato è uno strapiombo sul mare.
Non avevo l’idea precisa di cosa volessi dire, sapevo che si agitava dentro di me qualcosa che stava per nascere.
L’ho scoperto nei giorni passati, come una luce improvvisa. Uno squarcio.
Per lungo tempo ho creduto che il mio problema fosse l’assenza di una vista sul futuro. Tentavo di costruirlo disperatamente, questo sguardo, di dargli forma  con sforzi inutili quanto il pretendere la solidità di un castello di sabbia in riva al mare.
E invece era solo un eccesso di passato.
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Per quanto la poesia araba sia codificata in modo da risultarci di una noia mortale, ho trovato questi bei versi scarni di  Ahmed Benzelikha, giornalista algerino, che oso tradurre:
Sappi che in verità qui non c’è alcuna Andalusia da rimpiangere.
Solo la pietà e le buone azioni saranno di provvista ai nostri sforzi.