Changez la femme

Oggi vi  devo raccontare la  storia di un blogghèr che si era innamorato di una commentatrice.

Sono cose che ogni tanto capitano e dunque mi tocca riferirvi.

La cosa cominciò nella finestrella commenti, nella migliore tradizione di tutte le storie d’amore ai tempi della blogosfera. E commenta oggi, commenta domani, prima o poi i due presero contatti in separata sede.

Epistolari, perché erano tipi antichi e all’antica.

In realtà le cose non erano semplici come appare al primo sguardo, giacché nonostante i toni briosi usati pubblicamente, in privato il blogghèr cominciò a raccontare alla commentatrice della sua infelicità coniugale.

Copione banale, direte voi.

E qui mi tocca smentirvi, giacché la commentatrice in questione era nientepopodimeno che la sua signora, sotto mentite spoglie. Che stava lì con il preciso intento di vedere il fedifrago dove volesse andare a parare.

Per assecondarlo cominciò anche lei a raccontargli del suo ménage, che faceva acqua da tutte le parti.

Insomma, sfogati oggi e sfogati domani, i due giunsero alla conclusione che le reciproche infelicità si erano fatte insopportabili ed era dunque maturato il tempo di incontrarsi per valutare se due infelicità si annullino, come le negazioni,  o diano vita a una terza infelicità, eventualmente condita da rapidi ed effimeri bagliori che almeno per poco la trasfigurino.

E dove ci vediamo? E dove ci incontriamo?

La scelta del luogo fu situata a duecento chilometri da casa, in terra neutra.

Lui giustificò con la moglie la sua partenza improvvisa attribuendola a una riunione di lavoro.

Lei lo anticipò informandolo che per due giorni avrebbe tenuto un corso di aggiornamento fuori sede.

Facciamo un passo indietro: il blogghèr in questione non era un fedifrago.

Voglio dire: non lo era mai stato e forse non lo sarebbe mai diventato.

Gli mancava la struttura di base, la capacità organizzativa e quel pizzico di malizia necessario.

Si racconta infatti che dopo questa decisione fu costretto per due giorni a sorbire pasticche di Imodium e diverse gocce di calmanti.

Ma c’è un momento nella vita di ognuno di noi in cui la percezione della propria infelicità è talmente intensa – e forse distorta – da renderci capaci di grandi gesti, di azioni che fino a un momento prima non avremmo creduto possibili neanche nel nostro profondo immaginario.

E’ un momento fulgido in cui si crede di poter brillare come un astro, salvo poi rendersi conto che il sistema planetario se ne fotte di noi.

Giovedì mattina di un rigido giorno di febbraio, alla stazione della città di S.

Il blogghèr ha giacca, cravatta e impermeabile. Un ombrello. Controlla nervosamente il portafogli, il cellulare, la punta delle scarpe. Per ragioni dettate dall’ansia è partito con cinque ore di anticipo. Il risultato è che muore di sonno.

Quand’ecco che in lontananza vede una sagoma nota: gesù, e quella è mia moglie. E mo’ che dico? Che racconto? Che mi invento?

E tu qua che ci fai?, chiede la moglie falsamente sorpresa.

Il blogghèr crolla drammaticamente: si butta ai piedi di lei e piange, implora il suo perdono.

Dice cose come: credimi, credimi, non è mai accaduto nulla, io amo solo te. Come ho potuto credere che non fosse così? Cosa mi ha portato qui?

Le dice sinceramente, il poverino. Non è un fedifrago, l’ho detto subito. E’ il momento della rivoluzione copernicana esistenziale: la Terra non è un cazzo, è uno sputo nell’universo, un accidente cosmico. Fermi tutti, l’Etat c’est elle, pas moi.

E intanto si guarda intorno per vedere se questa  commentatrice arrivi o no e spera che non arrivi, che sia stata inghiottita da un destino avverso, che lui no, non ce la fa ad affrontare anche questa prova.

Fiat voluntas tua, sussurra sottovoce, e inghiotte un altro Imodium.

La moglie sembra comprensiva. Anche se non capisce tutto lui ha come l’impressione che intuisca e non voglia fare domande.

Andiamo a casa, su – gli dice – sospingendolo verso la stazione.

Due giorni dopo.

Il blogghèr e la commentatrice riprendono contatti.

Ma tu dov’eri?

E tu?

Io ho avuto un contrattempo e non ho potuto avvisarti.

Meno male, anche io. Pensavo mi avessi aspettato per ore.

Tua moglie ha sospettato qualcosa?

No. E lui?

No, no, è un coglione, non si accorgerebbe di nulla. Quando pensi che  potremo ricombinare?

Lui tituba. Vorrebbe dire domani, dopodomani, tutti i giorni. Ma non è un fedifrago, no, lo abbiamo già detto. E poi pensa al marito coglione e un po’ gli dispiace. Lui non vorrebbe mai che sua moglie parlasse di lui così. Non adesso, in ogni modo.

Più in là, risponde con elegante e vile vaghezza.

Sei come tutti gli altri, gli scrive lei stizzita. Dall’altro capo del monitor lui può intuire il picchiettare arrabbiato e deluso sui tasti.

E’ l’ultimo contatto che hanno. Poi il buio rassegnato

Due mesi dopo lo sorprende una raccomandata. Studio legale Antonucci: richiesta di separazione consensuale.

Perché?, chiede incredulo alla moglie. Perché proprio adesso?

Lei gli vorrebbe dire: perché non hai i coglioni, ma non sarebbe proprio esatto, no. Conterrebbe una notevole quota di imperfezione.

Opta per: perché sei un coglione.

Contestualmente ricompare la commentatrice, per una comunicazione rapida e concisa:  con suo marito adesso le cose vanno bene. Sono felici come mai prima.

Beata te, pensa lui. Con un sottile, struggente, coglionissimo rimpianto.

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25 Risposte to “Changez la femme”

  1. anonimo Says:

    his ménage, that served water as all the parts

    manco questa è male, riccio 😀

  2. pispa Says:

    per la signora suggerirei la fucilazione sul posto.
    menre per lui, un viaggio alle bahamas tutto pagato con un’altra blogger.
    più giovane e più carina dell’arpia.
    dio mio.

  3. Flounder Says:

    questa vicenda contiene pezzi di varie storie realmente accadute.
    tra queste A., che si faceva ottocento chilometri per andare a spiare il futuro marito e constatare sistematicamente che lui aveva un’altra.
    però poi non gli diceva niente, aveva paura di fare la figura della spiona e della controllora.
    preferì fargli credere che avesse un altro, per turbare il suo orgoglio maschile e spingerlo a lasciarla.
    so’ complicate le donne.

  4. Flounder Says:

    ogni tanto scovo in rete dei blog pazzeschi, da cui pizzico spunti per queste storie.
    in cuor mio spero sempre siano finti, che si tratti di putro artificio letterario.
    uno degli ultimi è scritto da un uomo che ha un’amante molto giovane e scrive i suoi post in forma di epistole alla moglie, raccontandole nel dettaglio dei suoi incontri con l’altra.
    se non è finzione, è una cosa troppo spaventosa. ha del sadismo, della viltà, istigazione al voyerismo, desiderio inconscio di punizione.
    non lo so nemmeno io, è impressionante.

  5. anonimo Says:

    lui è proprio malmesso se va a pescare in rete.
    lei solo patetica.

    vai sempre forte flo’.

    matho

  6. glider Says:

    poraccio mi fa ‘na pena.
    lei è femmmmmmmmmmmmmina…sin troppo.

    ma per fortuna che c’è la finzione eh, che la realtà sa esser peggiore

  7. Giocatore Says:

    Dunque, incontriamoci!
    😉

  8. Miaotze Says:

    Adesso vogliamo il link del #4, 😉

  9. anonimo Says:

    (… ma io mi stavo per dimenticare una cosa importantissima sul circo, perlamiseria… Antonio Donghi!
    … vualà.)

    lisa

    (maccome mi possa essere scordata di lui, io non me lo so spiegare proprio)

  10. brianzolitudine Says:

    Una bella storia della vita!

  11. pispa Says:

    ma essere femmina significa “così peggiore”?
    acciderba, cambio sesso quasi quasi..

  12. cobblep0t Says:

    sttile sottile, quasi crudele.

  13. lupov Says:

    interessante apologo, pur se non completamente realistico.

    perché mai la tizia dovrebbe accorgersi con tanto ritardo della disdicevole mancanza di attributi del tizio, fino a farne ragione di separazione, e solo dopo l’esperienza descritta? delle due l’una: o erano davvero già in crisi da prima, e quindi la mentalità di fuga del tizio era in realtà fondata, pur se mascherata dietro l’autoimposizione del “tutto va bene madama la marchesa”; oppure anche la tizia si ritrova improvvisamente in quella identica condizione di “infelicità talmente intensa da renderci capaci di gesti etc etc”, e quindi la sua azione è altrettanto impulsiva e distorta di quella di tizio.

    (interpretazione fittizia di storia fittizia, tant’è)

    non so’ le donne ad esser complicate (stereotipo). sono i rapporti fra uomini e donne ad esserlo. la (privata) percezione della (condivisa) infelicità puo’ essere anche distorta, ma quel che dice la pancia finisce per vincere sulla mente (e qui potrei cazzeggiare con un bel “la pancia non mente”). quando eravamo ancora animali si chiamava “istinto di conservazione”. adesso la chiamiamo piuttosto “crisi dei quarant’anni” (che non si risolve necessariamente cercandosi una ventenne). malattia non generalizzata, fortunatamente, ma sottilmente contagiosa, per vie non ancora ben assodate dalla scienza medica.

  14. cyrano56 Says:

    ho avuto notizia di una cosa del genere: sarà lo stesso caso, sarà che casi come questi numerosi…o sarà che il frutto della fantasia è accaduto davvero? :-)))
    Finalmente ho una giornata per me e posso andare per blog: bello ritrovarti, mi garba proprio assai come scrivi. ciao flo 🙂

  15. sgnapisvirgola Says:

    Ma c’è un momento nella vita di ognuno di noi in cui la percezione della propria infelicità è talmente intensa – e forse distorta – da renderci capaci di grandi gesti, di azioni che fino a un momento prima non avremmo creduto possibili neanche nel nostro profondo immaginario.

    E’ un momento fulgido in cui si crede di poter brillare come un astro, salvo poi rendersi conto che il sistema planetario se ne fotte di noi.

    Post straordinario anche se tutto sommato gli uomini non comprendono il nostro concetto di “non avere i coglioni”. Saremo pure complicate ma loro a volte…

  16. pispa Says:

    una donna chiede a un uomo di “avere i coglioni”.
    lui potrebbe sempre rispondere “ce li ho eccome mia cara, è una delle cose più certe di me”.

    non si può chiedere una cosa del genere a un uomo in particolare (neanche a una donna, non si chiede ciò che l’altro non è).
    è offensiva, è terribilmente sintomo di non-amore.
    proclamo quindi lei traditrice e lui tradito comunque sia andata la cosa; lei tradisce il sentimento amoroso in pieno, andando in cerca di prove 🙂

  17. sevensisters Says:

    Ecco un bellissimo e realistico apologo che tutti dovrebbero leggere prima di tuffarsi in internet:DD

  18. Wosiris Says:

    tu non hai i coglioni …

    che bella frase rifugio/valida per ogni occasione/risolve il problema bigio/del vestiario nella mezzastagione.

  19. Wosiris Says:

    ops … credo di non aver chiuso un tag …

  20. ipsediggy Says:

    parlarsi? no eh?

  21. DcD Says:

    Alla fine del post ho sentito agitarsi tutta una serie di cose dentro.
    “Ma lui, però…”
    “Anche lei, però…”
    “Accidenti però potevano anche…”

    Poi ho realizzato che è in realtà non è una storia vera, anzi: è sicuramente vera ma non è *una* storia, probabilmente è *la* storia, o la vita, o quel che è.

    Quindi?

    Quindi Flounder, come sempre, t’incolla alle parole come vuole lei… e allora brava Flounder!

    🙂

    DeCaDe

  22. Flounder Says:

    ma voi vi offendete se non vi controcommento uno a uno?
    magari domani, magari un altro giorno.
    (mo’ non posso: devo studiare photoshop, è il mio nuovo obiettivo nella vita)

  23. DcD Says:

    Controcommentare tutti a uno a uno? Credo che solo il Sooltano ci riesca!
    Tu controcommenta solo quando ti diverte farlo, no?
    🙂
    DeCaDe

  24. Flounder Says:

    il Sooltano è un blogger superiore.

  25. Francesco Says:

    Amo questo post. Ogni tanto me lo rileggo. 🙂

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